Arbitri lituani scelti per il campionato asiatico: un invito storico
Donatas Rumšas e i suoi assistenti Dovydas Sužiedelis e Aleksandras Radiušas saranno l’unica squadra arbitrale europea al torneo, in programma in Arabia Saudita.
Arbitrare Cristiano Ronaldo, Virgil van Dijk, Karim Benzema, João Félix e Sadio Mané è diventato parte della routine. Per il lituano Donatas Rumšas, impegnato sempre più spesso nelle principali competizioni europee, conta soprattutto concentrarsi sul gioco, non sulla fama dei calciatori. A settembre è arrivato un nuovo riconoscimento per lui e per i suoi assistenti Dovydas Sužiedelis e Aleksandras Radiušas: saranno l’unica squadra arbitrale europea invitata a dirigere partite del campionato asiatico.
Un invito eccezionale per la squadra lituana
Nelle precedenti edizioni del torneo erano stati designati soltanto arbitri della regione. L’invito è quindi un risultato eccezionale per la squadra lituana, scelta con crescente frequenza per la UEFA Champions League e per altri importanti tornei europei. Rumšas, originario di Palanga, è considerato il miglior arbitro del suo Paese ed è stato promosso la scorsa stagione nel gruppo degli arbitri d’élite UEFA.
«È un processo naturale», ha detto Rumšas in un’intervista a LRT, parlando del fatto che gli capiti di dirigere le partite di grandi campioni. «All’interno della UEFA esiste un sistema di livelli molto chiaro, perciò, salendo gradualmente i gradini della carriera, ci si abitua alle responsabilità crescenti e agli stadi pieni».
Le prime volte, ha spiegato, possono provocare più agitazione. Poi l’attenzione si sposta sulle situazioni tattiche e sul gioco, non sui nomi dei calciatori. «Si immaginano in anticipo i possibili episodi e i comportamenti, perciò oggi arbitrare davanti a stadi pieni è sempre più facile e tranquillo».
La preparazione e il rapporto con i campioni
La preparazione, ha aggiunto, comprende un’analisi attenta dei giocatori più importanti e dei leader delle squadre. Durante la partita può però emergere anche il lato umano dei calciatori, compresi quelli più irascibili. Il carattere di una stella, del resto, può manifestarsi anche lontano dal campo: nelle ultime settimane, per esempio, Cristiano Ronaldo è stato al centro di un conflitto con l’allenatore della nazionale portoghese, Jorge Jesus.
La vicenda è legata anche a una partita di Nations League contro il Galles, diretta proprio da Rumšas. Al 59° minuto Ronaldo aveva ricevuto un passaggio di Bruno Fernandes, stella del Manchester United, che aveva aperto la difesa gallese. Davanti al portiere Danny Ward, il portoghese aveva calciato di sinistro nell’angolo destro della porta.

Dopo aver guardato l’assistente di Rumšas, Aleksandras Radiušas, e aver visto che la bandierina era rimasta abbassata, Ronaldo aveva festeggiato con la sua ormai leggendaria esultanza, accolto dalle ovazioni dei tifosi all’Estádio José Alvalade di Lisbona. La gioia, però, era durata poco: la sala VAR, con la partecipazione di un altro arbitro lituano, Donatas Šimėnas, aveva controllato l’azione e tracciato le linee, stabilendo che il gol era irregolare per fuorigioco.
Il Portogallo aveva comunque battuto il Galles 1-0. Nella successiva trasferta contro la Norvegia, Ronaldo era rimasto in panchina e, dopo aver perso fiducia in Jesus, aveva lasciato il ritiro della nazionale. È possibile che quella diretta da Rumšas sia stata la sua ultima partita con la maglia portoghese. I media riferiscono che sia la federazione calcistica del Paese, che lo ha sospeso a tempo indeterminato, sia Jesus vorrebbero ancora avere la stella in squadra.
Rumšas ha raccontato di incontrare Ronaldo in campo con una certa regolarità, «più o meno ogni due o tre mesi». «Non sono un esperto, ma la forma che dimostra e la sua dedizione sono fonte d’ispirazione. Prima della partita abbiamo parlato e scherzato. Gli ho detto: “Gli anni passano, ma tu hai un aspetto sempre migliore e sei in forma smagliante. Qual è il tuo segreto?”. Ha sorriso e ha risposto: “La passione. Continuerò finché potrò”».
L’arbitro ha aggiunto di non essersi interessato alle emozioni successive di Ronaldo o alla sua partenza dal ritiro: «Il ritmo della partita era così intenso che non c’era proprio tempo per approfondire le notizie di contorno».
Dall’Arabia Saudita al campionato asiatico
Le loro strade si sono incrociate anche fuori dall’Europa. All’inizio del 2025 la squadra lituana era stata invitata in Arabia Saudita per dirigere partite dell’Al-Nassr di Riad, il club di Ronaldo. Dopo aver fatto una buona impressione e svolto bene il proprio lavoro, i lituani hanno ricevuto altri incarichi nella penisola arabica: nel maggio 2026, i calciatori di Al-Nassr e Al-Hilal hanno seguito le decisioni della squadra di Rumšas.
Secondo l’arbitro, dirigere bene e prendere decisioni corrette rafforza la fiducia e porta a incarichi più importanti e frequenti. «Dato che arbitriamo nei tornei UEFA, siamo visibili in gran parte del mondo. La Champions League è una competizione seguita da moltissimi appassionati di calcio. Questo torneo ha aperto le porte anche ad altri incarichi internazionali. Gli inviti arrivano tramite la federazione e i suoi dirigenti, e concordiamo i calendari. Non è semplice, perché siamo vincolati al campionato nazionale e il programma è molto intenso».
Gli incarichi, ha precisato, devono essere concordati anche con la UEFA. «Quando vai a una partita, svolgi bene il tuo lavoro e ottieni buoni risultati, la fiducia cresce e gli inviti aumentano. Siamo felici che si fidino di noi».
Nel 2024 Rumšas era stato convocato come quarto ufficiale al campionato europeo. Quest’anno ha ricevuto l’incarico per il campionato asiatico, ma non è stato inserito nell’elenco degli arbitri per i Mondiali di calcio del 2026. Il torneo asiatico si svolgerà all’inizio del prossimo anno e la preparazione è già stata programmata: gli arbitri si allenano ogni giorno e, prima della competizione, affronteranno un ciclo di cinque settimane. A Dammam, in Arabia Saudita, parteciperanno inoltre a seminari di tre o quattro giorni per conoscere requisiti e istruzioni del torneo.

Una stagione intensa tra Lituania ed Europa
Nel frattempo, il calendario resta fitto: il campionato lituano sta per concludersi, mentre Champions League e altri tornei UEFA sono appena entrati nel vivo. «Come mi piace dire, oggi bisogna superare la giornata di oggi; ai problemi di domani penseremo domani», ha osservato Rumšas.
La stagione in Lituania, ha detto, è andata «piuttosto bene». La squadra ha cercato di mantenere lo stesso livello in tutte le partite, in patria e in Europa, senza fare distinzioni in base all’importanza degli incontri. «Nel complesso, giudicherei positivamente la stagione. Naturalmente ci sono stati alcuni aspetti che sarebbe stato meglio evitare, ma fanno parte del lavoro».
Rumšas lavora da molti anni con Sužiedelis e Radiušas. La stabilità del gruppo, ha spiegato, permette di affinare anche i dettagli più piccoli e di correggere le sfumature grazie alla conoscenza reciproca. «Sento che non abbiamo ancora raggiunto il traguardo: continuiamo a perfezionare i processi, ad approfondirli e a puntare a risultati ancora migliori».
La parte più difficile della stagione è stata la sovrapposizione tra la fase conclusiva delle competizioni europee e il campionato lituano. «Ci sono stati momenti in cui il carico era particolarmente intenso e si avvertiva una grande stanchezza fisica ed emotiva. Per recuperare ci vuole tempo». La fatica si è fatta sentire soprattutto verso la fine della stagione europea, mentre in Lituania il campionato era nel pieno svolgimento. «È stata la fase più difficile della stagione, anche se i risultati sono rimasti buoni».

Per prepararsi alle partite in Arabia Saudita, Rumšas rivede le ultime due gare di entrambe le squadre e studia i giocatori più importanti o problematici. «La base della preparazione non cambia: in tutto il mondo il calcio si gioca secondo le stesse regole». Le differenze culturali, però, richiedono pratica per abituarsi a indicazioni e requisiti diversi da quelli europei.
Come cambia l’interpretazione dei falli
Anche l’interpretazione dei falli può variare da una regione all’altra, come si è visto ai Mondiali, dove alcuni arbitri sudamericani lasciano correre più contatti rispetto a quelli europei. Per Rumšas, trovare il giusto equilibrio è parte dell’arte di arbitrare: non si può decidere in anticipo quando fischiare e quando no, perché bisogna «sentire» la partita. Se il ritmo cambia, il gioco si fa più duro e i giocatori diventano irritabili, l’arbitro deve intervenire.
«La partita è un organismo vivo. Non si può arbitrare ogni incontro seguendo un unico schema. L’arbitro deve tutelare entrambe le squadre, i loro giocatori e il gioco stesso. Deve fare in modo che il calcio sia avvincente, che i giocatori si fidino di lui e che in campo si giochi il più possibile senza interruzioni».
L’invito al campionato asiatico è il primo grande torneo di questo tipo per l’intera squadra lituana. Al campionato europeo, Rumšas e Radiušas erano stati inseriti nella squadra arbitrale di riserva. «Ne siamo molto felici e orgogliosi, e apprezziamo il fatto che il nostro lavoro sia stato notato e riconosciuto».
La stagione lituana comincia prima e, nelle qualificazioni UEFA, i club del Paese possono avere il vantaggio di essere già in ritmo partita. In passato, ha ricordato Rumšas, anche per gli arbitri questo era un beneficio: nei primi mesi dell’anno il carico europeo era più leggero e si arrivava ai sedicesimi o agli ottavi di finale. La scorsa stagione, invece, la squadra ha diretto partite fino ai quarti e alle semifinali, oltre a quelle del campionato lituano e ad altri incontri internazionali.

In queste condizioni, una pausa di un mese può diventare fondamentale. «Bisogna trovare un equilibrio tra riposo e ritmo partita, perché un carico eccessivo può portare a un calo di forma. Quando il carico era minore, mantenere un ritmo costante era un vantaggio; ora la cosa più importante è trovare un equilibrio».
Precisione e rispetto in campo
Dirigere le stelle richiede precisione, non deferenza. «Queste personalità hanno una grande influenza sull’andamento della partita. A volte i fischi sono necessari per gestirla, ma non si può inventarseli: bisogna essere molto precisi. Se c’è un fallo, anche piccolo, bisogna segnalarlo». Oggi, ha aggiunto, ogni episodio è ripreso da molte telecamere: «Nello stadio ci sono fino a 24 telecamere e ogni episodio è visibile come sul palmo di una mano».
L’arbitro deve quindi saper motivare le proprie decisioni. Con Ronaldo, ha detto, è riuscito a costruire un rapporto di rispetto reciproco: «Apprezza il lavoro che svolgiamo e la qualità del nostro operato in campo. Naturalmente i primi incontri sono stati più difficili, ma in campo siamo tutti uguali. Quando ti comporti correttamente, i giocatori professionisti ti accettano senza particolari reazioni emotive».
Tra i campioni che non ha ancora arbitrato c’è Lionel Messi, che ha concluso la carriera in nazionale. Ma Rumšas non insegue i nomi famosi: «Il mio obiettivo è prepararmi bene per la prossima partita, essere in salute e pronto a lavorare. Amo e apprezzo molto il campionato lituano e sono felice dei cambiamenti positivi nel nostro calcio. Per me la cosa più importante è poter arbitrare, indipendentemente dal campionato o dal numero di stelle in campo».

Non ritiene necessariamente più difficile dirigere le categorie inferiori, dove il gioco può essere meno fluido. Il campionato lituano è professionistico e i calciatori hanno un buon livello tecnico. In generale, però, più alto è il livello, meno l’arbitro deve intervenire: nelle categorie inferiori ci sono più errori, interruzioni e fischi, necessari per proteggere i giocatori e gestire le emozioni.
La selezione per i Mondiali e le nuove regole
Rumšas non si aspettava di essere selezionato per i Mondiali. Il percorso di scelta della FIFA dura quattro anni, coinvolge arbitri di tutto il mondo e prevede valutazioni sistematiche. «La Coppa del Mondo è il vertice assoluto e la concorrenza è enorme. Dall’Europa partono poco più di dieci squadre arbitrali, quindi bisogna essere tra i migliori del continente». Ha accolto la notizia con serenità, dedicandosi al riposo e guardando il calcio da spettatore.
Anche le pause per rinfrescarsi introdotte ai Mondiali hanno suscitato discussioni. Nel calcio, ha osservato, non ci sono mai state interruzioni pubblicitarie durante la partita, a parte l’intervallo tra i tempi. Fermare il gioco interrompe anche il ritmo dell’arbitraggio. «Sono abituato ad arbitrare senza pause aggiuntive, perciò penso che meno interruzioni ci siano, meglio sia per il calcio. Ogni stop rallenta il ritmo e cambia la tattica, mentre una partita senza interruzioni è molto più avvincente».
Sulle nuove regole introdotte ai Mondiali e nei tornei UEFA — dal divieto di coprirsi la bocca mentre si parla alla possibilità per il VAR di controllare i calci d’angolo o i secondi cartellini gialli — Rumšas ritiene che si stia cercando di restituire più potere all’arbitro in campo. La soglia d’intervento del VAR cambia e l’obiettivo è affidare più responsabilità alla squadra arbitrale sul terreno di gioco. Altrimenti, ha detto, l’arbitro può sentirsi «manovrato come con un joystick».

A suo giudizio, il VAR dovrebbe correggere soltanto gli errori evidenti che incidono direttamente sull’esito della partita, mentre le situazioni dubbie dovrebbero restare affidate all’interpretazione dell’arbitro. Le tecnologie moderne possono mostrare ogni episodio in modo drammatico, perciò è importante mantenere il buon senso. La situazione attuale, ha aggiunto, non dipende soltanto dagli arbitri: anche i club hanno chiesto maggiore precisione e fatto pressione sui direttori di gara. «L’autorità dell’arbitro deve restare fondamentale».
Quando il VAR lo richiama al monitor, Rumšas considera la revisione un aiuto. Se si accorge di aver perso un episodio evidente, ringrazia il collega e corregge la decisione, spiegando ai giocatori che ha visto il replay e ha cambiato idea. «La cosa più importante è non restare con la mente all’episodio precedente. Se pensi all’errore, rischi di perderti quello successivo. Considero l’arbitraggio come il tennis: hai giocato un punto, hai preso una decisione, la lasci alle spalle e ti prepari a quello successivo».
Ricordi e momenti difficili della carriera
Nella sua carriera, ha raccontato, non ci sono stati episodi che abbiano rappresentato una minaccia reale per la salute o la sicurezza. A Cipro, dopo una partita a eliminazione diretta, la squadra arbitrale ha dovuto restare più a lungo negli spogliatoi, finché i tifosi non si sono allontanati. Anche dopo una partita a Manchester si sono avvertite forti pressioni e molta attenzione, ma senza incidenti gravi.
Tra i ricordi più preziosi conserva i palloni delle partite: quello del suo esordio in Champions League a Kyiv, disputato poco prima dell’inizio della guerra, quelli del campionato europeo e del Mondiale Under 20, oltre alle medaglie della Supercoppa UEFA. Ha anche alcune maglie, ma non è particolarmente legato agli oggetti: «Mi ricordano semplicemente il percorso fatto».

Fonte: lrt.lt
