Correre 100 chilometri e vincere, pur senza essere stata un’atleta: è così che Gemma Arenas è diventata una delle ultramaratonete di montagna più forti della Spagna. Nel giro di poche settimane ha conquistato il bronzo mondiale nei 100 chilometri su strada, con il tempo di 7:17:50 e il record nazionale e mondiale di categoria, e ha vinto l’Ultra Pirineu, gara di montagna. Un passaggio dall’asfalto ai dislivelli che racconta la sua versatilità.
Dalla prima gara ai 100 chilometri
Nata nel 1979 ad Almagro, nella pianura della Mancia, Arenas non aveva mai affrontato una distanza simile prima del 2014. Aveva 35 anni, lavorava da quando ne aveva 19 e aveva già una famiglia. «Ero incinta della nostra seconda figlia quando mio marito andò a correre i 101 chilometri di Ronda. L’esperienza mi piacque moltissimo e dissi: “L’anno prossimo li correrò anch’io”. Non avevo mai corso una distanza così lunga, ma ci andai e vinsi. E da lì…», ricorda con semplicità.
Allenamenti tra lavoro e famiglia
Oggi, nei periodi di allenamento più intenso, percorre circa 140 chilometri alla settimana. Corre sulle strade tra i paesi vicini, spesso ascoltando musica e salutando i residenti, che ormai la conoscono. Continua a lavorare alla ToryTrans, l’azienda in cui è impiegata da anni, e si occupa dei figli Lucas e Nora, che hanno 15 e 13 anni. Suo marito Agustín è anche il suo allenatore.
«Quando ho iniziato a correre in montagna erano piccolissimi. Ho dovuto sottrarre tempo alla famiglia, ma si sono abituati. Ormai non ci fanno più caso, mi dicono: “Ti abbiamo conosciuta così”», racconta. Il lavoro è organizzato in modo da alternare due settimane senza turni e due con orario completo. «Nella prima quindicina ho molto tempo per gli allenamenti lunghi. Nella seconda, invece, mi sento sotto pressione: i bambini, la casa, il lavoro… Finisco alle sei di sera, quando d’inverno è già quasi buio, e devo uscire ad allenarmi. Ma alla fine si riesce a fare tutto», spiega.

Versatilità tra strada e montagna
La sua capacità di competere su terreni diversi è un’altra delle sue qualità. Nel 2022 è arrivata terza ai Mondiali di ultratrail a Chiang Mai, in Thailandia. «Preferisco la montagna per il paesaggio e perché è quello che faccio più spesso, ma non trascuro mai gli allenamenti in pianura, perché penso che siano necessari per essere veloce. Di solito corro un paio di mezze maratone e una maratona all’anno, per non perdere quella brillantezza», dice.
Arenas ha capito presto di avere una buona tecnica, anche se nei dintorni di Almagro può allenarsi soltanto su qualche sentiero. Per trovare percorsi più adatti raggiunge Despeñaperros. Un altro stimolo, racconta, è gareggiare spesso.
Alimentazione e forza mentale
Le ultramaratone, però, non mettono alla prova soltanto il fisico. Servono attenzione all’alimentazione e una notevole resistenza mentale. Durante le gare Arenas si affida a cibi semplici: «cotognata, panini al latte con formaggio fresco spalmabile e, ogni tanto, qualche cracker salato». Ma anche la mente può vacillare. «Sono gare molto lunghe e bisogna essere mentalmente in forma. Spesso ti vengono in mente pensieri negativi: “Che ci faccio qui? Perché mi sono messa in questa situazione?”. A volte scappa qualche lacrima. Ma bisogna ribaltare la situazione e pensare alle persone che ti sostengono», racconta.
Per affrontare la distanza, ricorre anche a piccoli espedienti. «Con 100 chilometri davanti, non hai altra scelta che ingannarti. Quando sono a metà, comincio a sottrarre: chilometri, punti di ristoro…», dice.
Il bronzo mondiale e la squadra
Ai Mondiali di Ames, in provincia di La Coruña, Arenas ha condiviso la stanza e la squadra nazionale con l’influencer Verdeliss. Gemma è arrivata terza, Estefanía Unzu — il vero nome di Verdeliss — sesta. Insieme a Carmen María Pérez e María Romero, le due hanno contribuito alla conquista dell’argento a squadre.
La dimensione mediatica, però, non è quella in cui Arenas si sente più a suo agio. «Non sono fatta per stare tutto il giorno al cellulare. Non ho tempo e non mi viene naturale», osserva parlando del ruolo dei social network nella visibilità degli atleti. Di Verdeliss parla con affetto: «È una ragazza molto gentile e simpatica. Abbiamo legato».
Una storia che ispira altre persone
Arenas non pensa di diventare una professionista, anche se si avvicina ai 48 anni. «Non mi conviene lasciare il lavoro adesso. Non cambierei la mia vita», afferma. A darle più soddisfazione delle vittorie è l’effetto che la sua storia ha sugli altri. «Su Instagram mi scrivono dicendomi che sono la loro ispirazione. Qualche mamma che lavora ha iniziato a correre. La verità è che mi riempie d’orgoglio, più che vincere una gara. Poter contribuire a rendere felici le persone e a far sì che inizino qualcosa perché mi hanno vista, mi sembra straordinario», conclude.
