Una zecca mai osservata prima in Norvegia è stata identificata dopo che un padre ha notato qualcosa di insolito sull’aracnide trovato sul figlio: era molto più grande e aveva un aspetto diverso dalla comune zecca dei boschi. L’analisi genetica ha confermato che si trattava di Hyalomma excavatum, una specie che, a differenza della zecca più diffusa nel Paese, insegue attivamente le sue prede.
Il ritrovamento a Oslo
L’esemplare è stato trovato su un bambino a Oslo nell’autunno del 2025. Il padre lo ha inviato al Centro per le zecche dell’ospedale Sørlandet, dove la biologa e consulente Yvonne Kerlefsen ha seguito gli accertamenti insieme alla ricercatrice Vivian Kjelland dell’Università di Agder (UiA). «Per quanto ne sappiamo, questa specie di zecca non era mai stata osservata prima in Norvegia», hanno dichiarato.


Hyalomma excavatum si riconosce per le zampe lunghe, lo scudo dorsale scuro e le caratteristiche strisce sulle zampe. Di solito si nutre del sangue di grandi mammiferi, come bovini, pecore, capre e cavalli, ma può pungere anche le persone. La zecca dei boschi, invece, resta in attesa tra cespugli, erba alta e boscaglia, aggrappandosi agli animali o alle persone che le passano vicino.

Ricerca e monitoraggio delle zecche
Il ritrovamento riporta l’attenzione sui rischi legati all’arrivo di nuove specie e sulla capacità della Norvegia di monitorarle. Il cambiamento climatico può favorire la diffusione delle zecche e, con esse, di nuovi agenti patogeni. Per questo gli esperti chiedono più ricerca e risorse.
«Negli ultimi anni la ricerca fondamentale è stata fortemente indebolita», afferma Randi Eikeland, direttrice del Centro nazionale per le malattie trasmesse dalle zecche, presso l’ospedale Sørlandet. Secondo Eikeland, cresce il bisogno di conoscenze per affrontare l’arrivo di nuove specie e di malattie infettive trasmesse dalle zecche.

In un recente articolo d’opinione, un gruppo di esperti ha descritto una situazione sempre più «arida» in Norvegia, precisando però che non si riferiva alle zecche, bensì alla ricerca. Eikeland sostiene che oggi si studiano sorprendentemente poco la biologia e la diffusione di questi aracnidi. «Manca anche un monitoraggio sistematico degli agenti patogeni trasportati dalla zecca dei boschi e di come cambino nel tempo», afferma, pur riconoscendo che la ricerca sulle malattie trasmesse dalle zecche agli esseri umani è solida e lo è da molti anni.
«Ma sul versante della biologia e della veterinaria siamo molto indeboliti, anche perché alcuni ricercatori sono andati in pensione», aggiunge Eikeland.


Le specie presenti in Norvegia
Le zecche non sono insetti: sono acari appartenenti agli aracnidi. Nel mondo se ne conoscono circa 900 specie; in Norvegia ne sono state individuate 13 o 14. La più comune è la zecca dei boschi, Ixodes ricinus.
Gli esperti ritengono che l’attuale sistema di ricerca non prepari adeguatamente il Paese ai rischi futuri. Le conoscenze disponibili, spiegano, sono state costruite da un numero ristretto di ricercatori appassionati, che hanno mappato la diffusione delle zecche e dei microrganismi che trasportano, studiato il rischio di contagio e posto le basi per ulteriori ricerche. Quando questi studiosi vanno in pensione, però, non vengono sostituiti.
«Abbiamo esaminato le risorse e i ricercatori di cui disponiamo, e chi investe in questo campo. Ci siamo resi conto che ci sono lacune che restano scoperte. Per questo lanciamo l’allarme insieme a veterinari e biologi», dice Eikeland.
Alla domanda sul perché siano importanti competenze che riguardano anche la biologia e la veterinaria, se la preoccupazione principale sono le malattie umane, Eikeland risponde: «Perché le zecche trasportano agenti patogeni e, se non le studiamo, non possiamo sapere che cosa può essere trasmesso agli esseri umani. Si tratta di prepararci a ciò che potrebbe arrivare».
In Norvegia sono state individuate 13-14 specie di zecche, contro le circa 900 conosciute nel mondo. «La principale responsabile della trasmissione di malattie agli esseri umani è la zecca dei boschi. Ma sappiamo che a est e a sud esistono specie che ancora non abbiamo qui», afferma Eikeland.
Le richieste di maggiori risorse
Gli esperti norvegesi ritengono che sia ancora possibile invertire la tendenza, ma chiedono volontà politica, finanziamenti vincolati e posti di lavoro per i ricercatori più giovani.
Anche Olav Reksen, vicedecano per la ricerca della Facoltà di veterinaria dell’Università norvegese di scienze della vita (NMBU), conferma che il settore è in difficoltà. «Hanno ragione. Stiamo subendo tagli ai finanziamenti ordinari del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca. Le risorse sono sotto pressione e questo colpisce anche la ricerca sulle zecche», afferma.
Secondo Reksen, l’arrivo di nuove specie è certo. «Il problema storico della zecca dei boschi è aumentato. E stanno avanzando nuove specie, che portano più casi di encefalite e altre malattie gravi. Un clima più caldo significa più zecche. Punto», dichiara.
Interpellato da NRK, il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca ha risposto che nel 2027 la NMBU riceverà 1,761 miliardi di corone, con un aumento reale dello 0,2 per cento. Ogni anno università e istituti universitari ricevono complessivamente finanziamenti ordinari; secondo il ministero, gli atenei possono decidere autonomamente come stabilire le proprie priorità. Il Ministero della Salute e l’Istituto norvegese di sanità pubblica non hanno voluto commentare la vicenda.


