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Profilo falso e minacce: il presunto piano contro una giudice

A Badajoz, Cintia Rocho ha raccontato alla Guardia Civil di essere stata contattata per intimidire la giudice Beatriz Biedma, che indaga sul fratello di Pedro Sánchez.

Profilo falso e minacce: il presunto piano contro una giudice

Un profilo Facebook con un nome falso sarebbe stato usato per cercare persone disposte a intimidire la giudice Beatriz Biedma, che indaga sul caso di David Sánchez, fratello del premier spagnolo Pedro Sánchez. È quanto ha raccontato alla Guardia Civil Cintia Rocho, indicata come leader del clan di narcotrafficanti Los Rocho. Secondo la sua testimonianza, dopo che lei aveva rifiutato la proposta, l’ex magistrato Luis José Sáenz de Tejada le avrebbe detto che Biedma era «la voce cantante» dei tribunali di Badajoz e che «bisognava eliminarla», perché «a bastonate impara l’asino».

La testimonianza di Cintia Rocho

La dichiarazione di Rocho è stata raccolta dall’Unità centrale operativa (UCO) della Guardia Civil. Il verbale, consultato dal quotidiano che ha pubblicato la notizia, ricostruisce contatti iniziati nel dicembre 2024, quando la donna commentò un post sulla pagina Facebook «Independencia Judicial de Badajoz», dove gli utenti criticavano l’operato dei tribunali.

Da quel commento, ha riferito Rocho, nacque una conversazione in chat con Sáenz de Tejada, che lei riconobbe grazie ai video pubblicati sul suo canale YouTube, Magistrado Anticorrupción TV. I due parlarono delle «ingiustizie» che, secondo la donna, la sua famiglia aveva subito a causa di sentenze giudiziarie. «Sappiamo che hai passato un brutto periodo e che non stai ricevendo il sostegno di cui un caso come il tuo ha bisogno», le scrisse l’ex giudice, offrendole il proprio «aiuto». Nei messaggi descriveva i tribunali come una «mafia» responsabile di «abusi» e sosteneva che vi fossero «molti indizi di corruzione».

Il profilo di «José García»

Pochi giorni dopo, Rocho fu contattata da un altro utente, che si presentava come «José García». La donna ha detto agli investigatori di non sapere chi si celasse dietro quel profilo. Ha consegnato agli inquirenti le schermate delle conversazioni: l’utente si sarebbe descritto come un avvocato legato a Sáenz de Tejada e avrebbe offerto aiuto per le cause giudiziarie a carico di Rocho, compresa quella per l’omicidio del marito.

Secondo la sua testimonianza, «José García» le inviava messaggi vocali, poi cancellati, nei quali parlava della necessità di «fare pulizia» nei tribunali istruttori di Badajoz, in linea con i contenuti diffusi da Sáenz de Tejada sul suo canale. In uno degli audio, le avrebbe proposto di unirsi ad Ángel «el Cordobés» per «ripulire» i giudici della città. Rocho ha detto di aver rifiutato: «Io con quei gitani non vado neanche a prendere sacchi pieni di banconote viola».

Le minacce alla giudice Biedma

La donna sostiene che, dopo il suo rifiuto, qualcuno avrebbe cercato di manipolarla. Quando non rispose a un ulteriore tentativo di persuasione, Sáenz de Tejada la chiamò e indicò direttamente Biedma come la figura di riferimento dei tribunali di Badajoz. Le avrebbe detto che «bisognava eliminarla» perché «a bastonate impara l’asino». Rocho ha dichiarato di aver capito allora che l’intenzione era farle del male fisicamente.

Nel gennaio 2025 «José García» provò a ricontattarla. Rocho interpretò il tentativo come un nuovo invito ad accettare la proposta di «far fuori» Biedma. L’utente le scrisse che sarebbe intervenuto nel caso del «fratellone» e aggiunse: «Sto cancellando tutto da questo profilo perché lo eliminerò».

Nel dicembre dello stesso anno, Rocho scrisse a Sáenz de Tejada su Facebook dopo un suo commento sulle «faccende» del clan. «Io non c’entro niente con questa merda, quindi per favore lasciaci in pace», gli disse, aggiungendo che avrebbe informato il proprio avvocato di quanto stava accadendo e che non voleva avere nulla a che fare con le loro vicende. L’ex giudice rispose in modo netto: «Mi sembra che tu stia sbagliando luogo, modi e persone. Non farti più vedere qui e non voglio rivedere né te né nessuno del tuo clan. Neanche l’altra persona con cui siete in conflitto. Non rivolgerti più a noi».

Le dichiarazioni di Joaquín Parra

Anche Joaquín Parra, imprenditore di Badajoz legato alla vicenda e incontratosi con Leire Díez e Pérez Dolset, è stato interrogato dall’UCO sul profilo «José García Fernández». Secondo l’ipotesi degli investigatori, il profilo sarebbe stato usato per coinvolgere Rocho e Ángel «El Gitano» in un’azione contro Biedma. Parra ha detto alla Guardia Civil di ritenere che dietro l’account ci fosse Antonio García Borruel, soprannominato «Pertur», una persona vicina a Sáenz de Tejada. La sua valutazione, ha spiegato, si basa sulla conoscenza delle persone che partecipavano alla chat Facebook «Club de Debates Urbanos de Badajoz».

Parra ha inoltre riferito agli agenti che Sáenz de Tejada avrebbe organizzato pedinamenti della giudice Biedma tramite alcuni informatori. L’ex magistrato, secondo l’imprenditore, avrebbe avuto accesso a queste persone offrendo loro assistenza legale gratuita nelle rispettive cause. Parra ha anche dichiarato che Sáenz de Tejada era in contatto con Leire Díez, che nell’arco di un anno avrebbe incontrato 39 volte Santos Cerdán, allora numero due del PSOE.

  • PubblicatoOttobre 15, 2026