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Templari, perché il 13 ottobre 1307 furono arrestati in massa

L’operazione ordinata da Filippo IV il Bello scattò in tutta la Francia. La coincidenza con venerdì 13 ha alimentato una leggenda, ma non ci sono prove che la superstizione nasca dalla persecuzione.

Templari, perché il 13 ottobre 1307 furono arrestati in massa

La data oggi associata alla sfortuna, venerdì 13, coincide con l’avvio di una delle più vaste operazioni di arresto dell’Europa medievale. Il 13 ottobre 1307, per ordine del re di Francia Filippo IV il Bello, furono fermati in tutto il regno i membri dell’Ordine dei Templari. La credenza secondo cui la superstizione legata a quel giorno sarebbe nata proprio dalla persecuzione dei cavalieri è diffusa, ma non è sostenuta da prove storiche attendibili.

Chi erano i templari

I templari erano un ordine religioso e militare nato all’inizio del XII secolo, dopo la prima crociata e la conquista cristiana di Gerusalemme. In origine avevano il compito di proteggere i pellegrini diretti in Terra Santa. Il nome derivava dalla loro sede sul Monte del Tempio, a Gerusalemme, ritenuto il luogo in cui sorgeva l’antico Tempio di Salomone.

I membri dell’ordine pronunciavano voti di povertà, castità e obbedienza, ma erano anche addestrati alla guerra. Nel tempo, grazie alle donazioni di sovrani e nobili, i templari accumularono proprietà, fortezze e ricchezze, diventando una delle organizzazioni più influenti della cristianità. Misero inoltre a punto un sistema finanziario che permetteva di trasferire denaro tra diverse aree d’Europa e del Medio Oriente. Custodivano fondi, amministravano beni e prestavano denaro ai sovrani, compreso il re di Francia: per questo sono spesso considerati precursori dei banchieri moderni.

Le ragioni dell’arresto

All’inizio del XIV secolo, però, la posizione dei templari si era indebolita. Nel 1291 la caduta di Acri, ultima grande roccaforte dei crociati in Terra Santa, aveva lasciato l’ordine senza il suo principale compito militare. Filippo IV, intanto, cercava di rafforzare la monarchia e di controllare le istituzioni potenti che non dipendevano direttamente dalla corona. Aveva anche gravi difficoltà finanziarie e i templari erano tra i suoi creditori. Le loro ricchezze, i privilegi e l’autonomia rappresentavano un ostacolo alle sue ambizioni.

Gli storici ritengono in larga parte che gli interessi politici e finanziari abbiano avuto un peso importante nella resa dei conti, pur senza ridurre le motivazioni del re al solo desiderio di impadronirsi dei beni dell’ordine. Nel settembre 1307 Filippo inviò ordini segreti ai funzionari del regno, chiedendo loro di preparare l’arresto simultaneo dei templari per il 13 ottobre.

Le accuse e gli interrogatori

All’alba del 13 ottobre, soldati e funzionari cominciarono a eseguire l’operazione in tutta la Francia. Tra gli arrestati a Parigi ci fu Jacques de Molay, gran maestro dell’ordine. I templari vennero accusati di rinnegare Cristo durante le cerimonie di ammissione, sputare sulla croce, adorare idoli e compiere atti sessuali proibiti.

Gli interrogatori furono accompagnati da un ampio ricorso alla tortura. Molti prigionieri confessarono, ma in seguito ritrattarono, sostenendo di essere stati costretti. A Parigi furono interrogati decine di membri dell’ordine e diversi ammisero almeno una parte delle accuse sotto pressione. Anche de Molay confessò alcuni reati, per poi respingere le imputazioni rivolte all’intero ordine.

Oggi molte delle accuse sono considerate infondate o non dimostrate. Le confessioni ottenute con la tortura non sono prove attendibili e i procedimenti furono fortemente condizionati dalle pressioni politiche.

La soppressione dell’ordine

Gli arresti aprirono un conflitto tra Filippo IV e papa Clemente V: i templari erano infatti sotto la protezione diretta del pontefice e l’iniziativa del re interferiva con le prerogative della Chiesa. Filippo riuscì però progressivamente a imporre la propria linea. Nel novembre 1307 Clemente V ordinò l’arresto dei templari anche negli altri Stati cristiani, dando avvio a numerosi procedimenti contro l’ordine.

La soppressione dei templari fu sancita il 22 marzo 1312 con la bolla Vox in excelso. Non avvenne, tuttavia, in seguito a una sentenza definitiva che avesse dimostrato la colpevolezza dei templari: fu una decisione papale presa in un contesto di forti pressioni politiche. La maggior parte dei loro beni venne formalmente assegnata agli Ospitalieri, un altro grande ordine cavalleresco, anche se una parte finì sotto il controllo dei sovrani laici.

La fine di Jacques de Molay

La vicenda si concluse tragicamente per gli ultimi vertici dell’ordine. Nel marzo 1314, dopo una lunga prigionia, Jacques de Molay ritrattò pubblicamente le confessioni precedenti e riaffermò l’innocenza dei templari. Filippo IV ne ordinò l’esecuzione: de Molay fu bruciato sul rogo a Parigi insieme a Geoffroy de Charnay, uno dei principali membri dell’ordine.

Una leggenda nata in seguito racconta che, prima di morire, de Molay maledisse il re e papa Clemente V, invitandoli a comparire presto davanti al tribunale di Dio. Entrambi morirono nello stesso anno, circostanza che alimentò i racconti sulla maledizione. Non esistono però fonti contemporanee attendibili che confermino che il gran maestro abbia davvero pronunciato quelle parole.

Tra storia e leggenda

La caduta dei templari è rimasta uno degli esempi più noti dello scontro tra potere politico e religioso nell’Europa medievale. Le loro ricchezze, i riti segreti e la fine drammatica hanno alimentato per secoli storie di tesori nascosti, società segrete e reliquie perdute. Al di là delle leggende, resta la persecuzione sistematica di un ordine cavalleresco che per quasi due secoli era stato tra le istituzioni più importanti della cristianità europea.

  • Pubblicato13 Ottobre 2026