Un ex sindaco di Wuhan è stato condannato a 15 anni di carcere per aver incassato tangenti per un valore complessivo di 60,5 milioni di yuan, pari a circa otto milioni di euro. Zhou Xianwang dovrà inoltre pagare una multa di cinque milioni di yuan, circa 666.000 euro. La sentenza è stata emessa sabato dal Tribunale popolare intermedio di Shangqiu, nella provincia centrale cinese di Henan, secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale Xinhua.
Le tangenti e gli incarichi pubblici
Tra il 2003 e il 2025 Zhou ha sfruttato i diversi incarichi ricoperti nella provincia di Hubei, di cui Wuhan è il capoluogo, per favorire organizzazioni e privati. Gli interventi riguardavano, tra l’altro, l’assegnazione di appalti, la gestione di imprese e il rilascio di autorizzazioni amministrative. In cambio, ha ricevuto denaro e beni per un valore totale di 60,5 milioni di yuan, ha stabilito il tribunale.
Il caso era stato esaminato il 9 luglio. Secondo i giudici, la pena è stata ridotta perché Zhou ha confessato i reati, ha mostrato pentimento, ha restituito attivamente i proventi illeciti e ha fornito informazioni su altre tangenti che gli investigatori non conoscevano.
La carriera politica e l’indagine
Oltre a essere stato sindaco di Wuhan, Zhou ha ricoperto la carica di vicepresidente dell’organo consultivo politico della provincia di Hubei. Nel luglio 2024 era stato sottoposto a indagine per «gravi violazioni della disciplina e della legge», formula usata abitualmente dalle autorità cinesi nei casi di corruzione.
Le critiche durante la pandemia
Il suo nome era già emerso durante la pandemia. Nel febbraio 2020, quando era ancora sindaco, Zhou ammise che le autorità municipali avevano tardato troppo a diffondere le informazioni disponibili sull’epidemia di Covid-19. Giustificò il ritardo spiegando che, prima di renderle pubbliche, era necessario ottenere l’autorizzazione delle autorità superiori.
Nonostante le critiche alla gestione iniziale dell’epidemia, Zhou rimase in carica fino all’inizio del 2021. Altri dirigenti locali, invece, furono rimossi per la risposta delle autorità nelle prime settimane della pandemia.
La campagna anticorruzione di Xi Jinping
Dal 2012, anno in cui è salito al potere, il presidente cinese e segretario generale del Partito comunista cinese (PCC) Xi Jinping ha promosso una vasta campagna anticorruzione, che ha coinvolto funzionari pubblici di ogni livello e dirigenti di grandi imprese statali. L’iniziativa, una delle principali del suo mandato, ha portato alla luce numerosi casi di corruzione. Alcuni osservatori ritengono tuttavia che sia stata usata anche per allontanare rivali politici.
