Sacha Baron Cohen, la satira che mette alla prova i pregiudizi
Nato a Londra, l’attore britannico ha conquistato il pubblico con personaggi come Ali G e Borat, tra provocazioni, polemiche e cause legali.
Sacha Baron Cohen ha costruito una carriera trasformando interviste e situazioni reali in esperimenti di satira. I suoi personaggi inventati mettono alla prova le reazioni di persone ignare e portano in superficie pregiudizi, razzismo e ipocrisie. Un metodo che gli ha dato fama internazionale, ma ha anche provocato polemiche e cause legali, riaprendo la discussione sui confini dell’umorismo.
Le origini e gli studi
Nato a Londra il 13 ottobre 1971, Cohen è attore, sceneggiatore e produttore. È cresciuto a Hammersmith, quartiere della capitale britannica, in una famiglia ebrea. Il padre Gerald possedeva un negozio di abbigliamento e la madre Daniella insegnava danza. Secondogenito di tre fratelli, ha origini familiari legate a Israele e al Galles, elementi che hanno alimentato il suo interesse per le identità e le differenze culturali.
Fin da ragazzo ha partecipato a spettacoli scolastici e ha sviluppato un’attenta capacità di osservare la società. Dopo le scuole superiori ha studiato storia al Christ’s College di Cambridge, laureandosi nel 1993 con una tesi sul ruolo degli ebrei nel movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. Durante gli studi è entrato nella compagnia teatrale Cambridge Footlights, dove ha affinato l’improvvisazione e un approccio alla comicità insieme intellettuale e attento ai temi sociali.
La svolta con Da Ali G Show
La sua carriera televisiva è cominciata a metà degli anni Novanta in Gran Bretagna, come presentatore e comico. La svolta è arrivata nel 1998 con Da Ali G Show: Cohen vi interpretava Ali G, un rapper di strada della periferia che intervistava ospiti ignari, facendo emergere e ridicolizzando i loro pregiudizi. La trasmissione ha avuto successo nel Regno Unito ed è poi approdata negli Stati Uniti su HBO.
Ad Ali G si sono aggiunti Borat Sagdiyev, presentato come un giornalista kazako, e Brüno, un reporter di moda austriaco. Personaggi caricaturali, ma inseriti in contesti reali, che permettevano a Cohen di provocare reazioni spontanee. La formula, a metà tra documentario e finzione, è diventata la sua cifra distintiva; non tutti gli intervistati, però, hanno accettato di buon grado di scoprire dopo la messa in onda di essere stati ingannati.
Il successo mondiale di Borat
Nel 2006 il film Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan ha portato Cohen alla fama mondiale. La pellicola prendeva di mira gli stereotipi americani sugli stranieri e metteva in evidenza razzismo e xenofobia. Ha incassato oltre 260 milioni di dollari e ottenuto una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura.
Il personaggio di Borat, con l’inglese stentato e i continui equivoci culturali, ha suscitato scandali e contestazioni. Il governo kazako ha accusato il film di diffamazione e, durante le riprese, alcuni partecipanti ignari hanno reagito in modo scioccante. Il seguito, Borat Subsequent Moviefilm, uscito nel 2020, ha riacceso le polemiche, in particolare per una scena con Rudy Giuliani, avvocato di Donald Trump.
Brüno e la satira politica
Nel 2009 Cohen ha interpretato Brüno nell’omonimo film, una satira sull’industria della moda e sull’omofobia. L’opera ha avuto meno successo ed è stata accompagnata da controversie. Anche altri progetti hanno affrontato temi politici e sociali: in Who Is America? (2018), per esempio, Cohen ha intervistato politici statunitensi sotto mentite spoglie, portando l’attenzione sulla polarizzazione politica.
Polemiche e conseguenze legali
Le provocazioni hanno avuto conseguenze legali. Alcuni partecipanti alle trasmissioni hanno fatto causa a Cohen sostenendo di essere stati ingannati; lui ha difeso il proprio lavoro come satira e, negli Stati Uniti, si è appellato al Primo emendamento, che tutela la libertà di espressione. I suoi personaggi sono stati criticati anche per il rischio di rafforzare gli stereotipi. Cohen ha sostenuto che il bersaglio delle sue battute sono i pregiudizi, non le persone che ne sono vittime. Durante alcune riprese ha dovuto ricorrere a una scorta, soprattutto dopo aver ricevuto minacce.
I ruoli drammatici e la vita privata
Negli anni più recenti si è cimentato anche in ruoli drammatici. In The Trial of the Chicago 7 (2020) ha interpretato Abbie Hoffman, ottenendo una candidatura ai Golden Globe. Nel 2019 ha recitato nella serie The Spy, nei panni di una spia israeliana, e ha continuato a lavorare come produttore e attore.
Cohen è sposato dal 2010 con l’attrice Isla Fisher. La coppia ha tre figli e lui mantiene la vita privata lontana dai riflettori, evitando i media.
