Obesità, il divario tra gli scenari vale 46 pandemie di COVID-19
La stima emerge da una valutazione internazionale pubblicata su The Lancet. Decine di esperti, guidati da Christopher JL Murray, hanno analizzato 17 minacce globali alla salute entro il 2100.
La minaccia più pesante per la salute globale potrebbe essere l’obesità: secondo le stime, la differenza tra lo scenario migliore e quello peggiore da qui al 2100 equivale a circa 46 pandemie di COVID-19. È uno dei dati emersi da un’ampia valutazione internazionale pubblicata su The Lancet, in cui decine di esperti hanno esaminato 17 grandi rischi per la salute che l’umanità potrebbe affrontare nel XXI secolo. Il messaggio centrale è che prepararsi e intervenire in tempo può ridurre i danni.
Le decisioni di oggi influenzano la salute futura
«Il dato più sorprendente non è soltanto la portata di queste minacce, ma anche il fatto che l’umanità abbia ancora la possibilità di intervenire», afferma Christopher JL Murray, medico ed economista sanitario dell’Università di Washington e copresidente della Commissione di The Lancet sulle minacce globali alla salute nel XXI secolo. «Per tutte e 17 le minacce catastrofiche, le decisioni prese oggi dai leader influenzeranno la salute e il benessere della prossima generazione», says.

Per stimare gli effetti dei diversi rischi, i ricercatori hanno modellizzato quanta mortalità e disabilità si potrebbe evitare tra il 2025 e il 2100. La misura utilizzata è il DALY, cioè l’anno di vita corretto per la disabilità, un indicatore che combina gli anni persi per morte prematura e quelli vissuti con problemi di salute, o disability-adjusted life-years. «Le stime evidenziano quanta perdita di salute si potrebbe evitare in ciascun ambito», Murray says. «Alcune minacce comportano già oggi un notevole carico sanitario, mentre altre rappresentano un pericolo concreto qualora si concretizzassero».

I rischi di estinzione e le 15 minacce catastrofiche
Due rischi, pur considerati poco probabili, potrebbero secondo la valutazione «portare all’estinzione» dell’umanità entro il 2100: l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale, anche per creare nuove armi biologiche, e un conflitto nucleare seguito da una carestia nucleare, con un potenziale di estinzione. Gli autori hanno invece escluso altri eventi potenzialmente catastrofici, come l’impatto di un asteroide o l’eruzione di un supervulcano, perché la probabilità che si verifichino in questo secolo è molto bassa. Non è stata inclusa neppure la creazione della «vita speculare»: non è ancora stata realizzata e, sebbene comporti rischi teorici per la salute umana, è troppo presto per quantificarli.
Oltre a questi due scenari, lo studio individua 15 grandi rischi catastrofici, ciascuno associato a più di un miliardo di DALY potenzialmente evitabili entro il 2100. «Per fare un confronto, un miliardo di DALY equivale a due pandemie di COVID-19», spiegano nel loro rapporto i ricercatori, sottolineando che si tratta di «minacce cruciali che i governi e la comunità internazionale devono affrontare». L’elenco comprende inquinamento atmosferico, resistenza antimicrobica, malnutrizione infantile, cambiamento climatico, crollo dei finanziamenti internazionali per gli aiuti sanitari, conflitti armati convenzionali, consumo elevato di alcol, ipertensione, disuguaglianza dei redditi, basso livello di istruzione, pandemie di origine naturale, obesità, problemi di salute mentale, fumo e invecchiamento in condizioni di salute precarie.
Obesità, istruzione e disuguaglianza
L’obesità, includendo gli effetti di un indice di massa corporea elevato, di un’alimentazione scorretta e della scarsa attività fisica, è il rischio con il maggiore carico sanitario potenzialmente evitabile: la differenza tra le previsioni più favorevoli e quelle peggiori raggiunge 23,1 miliardi di DALY, pari a circa 46 pandemie di COVID-19. Seguono il basso livello di istruzione e la disuguaglianza dei redditi. Secondo le proiezioni, una maggiore istruzione può ridurre il carico delle malattie sia migliorando la salute delle persone sia rallentando la crescita demografica.
Nello scenario di base, il carico globale complessivo di malattie e infortuni tra il 2025 e il 2100 è stimato in circa 246 miliardi di DALY, l’equivalente di circa 500 pandemie di COVID-19. I ricercatori precisano però che i valori attribuiti ai singoli rischi non possono essere sommati: molte conseguenze sulla salute si sovrappongono e riguardano le stesse persone, perciò un calcolo complessivo in questo modo le conterebbe più volte.
Le raccomandazioni per affrontare le minacce
Proprio l’interconnessione tra le minacce è uno dei punti centrali dello studio. Per affrontarle, sostengono gli autori, non basta intervenire sui singoli problemi separatamente: serve una strategia articolata e di lungo periodo. Le raccomandazioni sono tre:
- costruire e finanziare sistemi sanitari capaci di rispondere alle minacce;
- aumentare in modo significativo gli investimenti nell’innovazione rivoluzionaria in settori come salute, clima e tecnologia;
- istituire un «Osservatorio sulle minacce globali alla salute nel XXI secolo», o Monitor of 21st Century Global Threats to Health, incaricato di monitorare i rischi e aggiornare regolarmente le valutazioni.
In un editoriale di accompagnamento, i redattori di The Lancet scrivono che «forse il contributo più importante di questa Commissione è quello di ampliare la prospettiva della salute globale, andando oltre la considerazione dei singoli danni». E aggiungono: «La scomoda realtà è che le minacce che ci troviamo ad affrontare sono molteplici, complesse e difficili… Riteniamo che questa Commissione possa stimolare iniziative internazionali, regionali e nazionali per proteggere e rafforzare il futuro della salute e dell’umanità. Per farlo, tutti noi dovremo ampliare notevolmente la nostra visione di dove si trovino le minacce maggiori».
I risultati sono pubblicati su The Lancet.
