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Ucraina, i volontari stranieri si addestrano mesi prima del contratto

Nella regione di Mykolaiv, il colonnello venezuelano José David Chaparro guida il battaglione Bolívar, composto soprattutto da latinoamericani. Il suo metodo punta a verificare motivazione e preparazione prima dell’arruolamento.

Ucraina, i volontari stranieri si addestrano mesi prima del contratto

Un comandante venezuelano di 59 anni fa allenare i suoi soldati con una regola semplice: prima di firmare un contratto, devono trascorrere alcuni mesi in addestramento. È un metodo insolito nell’esercito ucraino, ma per il colonnello José David Chaparro, soprannominato Katana, serve a verificare che i volontari siano motivati e pronti a combattere. Il suo battaglione, composto soprattutto da latinoamericani, mostra sia quanto l’Ucraina dipenda dai combattenti stranieri sia le difficoltà di questo sistema di reclutamento.

Addestramento prima del contratto

In un poligono militare nella regione di Mykolaiv, Chaparro fa flessioni su un braccio insieme alla squadra. «Ricordate: se controllate il respiro, controllate tutto», dice ai soldati che faticano a mantenere la posizione. Poi li interroga sui droni: «Su internet, oltre alla pornografia, potete studiare anche le tattiche dei droni», scherza, facendo ridere il gruppo.

Al termine dell’addestramento, il battaglione accoglie ufficialmente tre nuove reclute. Chaparro tocca la spalla di ciascuna con una katana, la tradizionale spada giapponese da cui deriva il suo soprannome.

Fondato tre anni fa, il battaglione Bolívar conta oggi circa 250 soldati: perlopiù colombiani, ma anche cileni, venezuelani, italiani, tedeschi e portoghesi. Mentre Kyiv intensifica il reclutamento di volontari stranieri, molti dei quali arrivano dall’America Latina, Chaparro critica sempre più apertamente questo approccio. La sua unità offre uno spaccato della crescente dipendenza ucraina dai combattenti stranieri e dei problemi che ne derivano, scrive il Kyiv Independent.

Dal Venezuela all’Ucraina

Chaparro è nato e cresciuto a San Cristóbal, in Venezuela. Nel 1989 si trasferì a Kyiv per frequentare un corso post-laurea in giurisprudenza e assistette alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Alla fine degli anni Novanta tornò in Venezuela e, in seguito, iniziò a lavorare per il governo. Dal 2001 al 2005 fu console ad interim a Mosca. Racconta che in quegli anni la distanza tra l’ideologia del governo e i suoi valori democratici era diventata così ampia da spingerlo a dimettersi e rientrare in Venezuela.

Nel 2013 si unì agli studenti e ai manifestanti che scesero in piazza a San Cristóbal e costruirono barricate. Protestavano contro l’ingiustizia, la repressione politica, la carenza di cibo, l’inflazione e l’insicurezza. All’inizio del 2014 la rivolta, nota come guarimbas, si era estesa in tutto il Venezuela; il governo di Nicolás Maduro represse violentemente le manifestazioni. Per la sua opposizione al regime, tra il 2013 e il 2014 Chaparro fu costretto a fuggire in Ucraina con la famiglia.

Una volta arrivato a Kyiv, tornò sulle barricate durante la Rivoluzione della dignità ucraina, a Euromaidan. Secondo Chaparro, Venezuela e Ucraina «hanno un nemico comune: la Russia». Mosca aveva infatti sostenuto i governi di Hugo Chávez e Maduro mentre reprimevano la resistenza in Venezuela.

Quando nel 2022 la Russia avviò l’invasione su vasta scala, Chaparro si arruolò nella Difesa territoriale. «Conoscevo molto bene il nemico», dice. Nel 2023 fondò il battaglione Bolívar, intitolato a Simón Bolívar, il leader che guidò Venezuela, Colombia ed Ecuador nella lotta per l’indipendenza dal dominio coloniale spagnolo. Nel 2025 l’unità è stata integrata nel Servizio di sicurezza ucraino (SBU), all’interno del Centro per le operazioni speciali A, noto come Alfa.

La fiducia nel comandante

«La prima regola che ho sentito dal colonnello è stata: resta vivo», racconta Billy, un soldato colombiano che serve agli ordini di Chaparro da oltre un anno. Si era trasferito da un altro battaglione perché temeva che lo mandassero in missione di combattimento per farlo morire. Sapeva che Chaparro reclutava in modo diverso e chiedeva ai soldati di addestrarsi per alcuni mesi prima di firmare un contratto. Durante quel periodo non ricevono uno stipendio, ma le spese di sostentamento sono coperte.

Il tenente colonnello Kostjantyn Milevskij, responsabile del dipartimento delle Forze terrestri che coordina il servizio militare degli stranieri, afferma che l’addestramento prima della firma è una pratica insolita. Ritiene che sia probabilmente adottata nelle unità per le operazioni speciali, ma precisa di non poterlo confermare ufficialmente.

Per Chaparro, questa fase serve a garantire che i soldati siano motivati e capaci di combattere. Billy dice che il comandante si prende cura di ciascuno dei suoi uomini e che loro si fidano di lui perché sanno che non li manderebbe in una missione a cui non parteciperebbe personalmente. Anche se non è obbligato ad accompagnarli in prima linea, lo fa comunque.

Il battaglione impiega diversi tipi di droni, dai modelli FPV d’attacco ai velivoli da ricognizione ad ala fissa, e combatte nelle regioni di Donetsk, Kherson e Zaporižžja. Chaparro sottolinea che nessun soldato è morto in azione da quando, 15 mesi fa, l’unità è passata alla guerra con i droni.

Pregiudizi e volontari stranieri

Chaparro dice che gli ucraini lo hanno accolto a braccia aperte e lo considerano «un altro ucraino». Nell’esercito, tuttavia, ha talvolta incontrato ostilità per le sue origini latinoamericane. Aries, un soldato del battaglione, ricorda un commento razzista rivolto a Chaparro da un alto ufficiale ucraino: gli disse di «uscire di casa e portarsi dietro i suoi indiani». Secondo Aries, Chaparro difese i suoi uomini, rischiando di mettersi nei guai. «Non tutti si esporrebbero così per voi», dice.

L’analista militare Viktor Kevljuk, del Centro per le strategie di difesa, stima che nelle forze armate ucraine prestino servizio tra 10.000 e 16.000 volontari stranieri. I sudamericani costituiscono il 40 per cento del totale, il gruppo regionale più numeroso.

Secondo Kevljuk, questi combattenti sono diventati particolarmente preziosi per l’Ucraina a causa dei problemi di mobilitazione e dei circa 200.000 casi di diserzione stimati all’inizio del 2026. L’analista attribuisce il fenomeno, in parte, alla stanchezza per i combattimenti e alla resistenza al reclutamento tra gli ucraini che non si erano arruolati volontariamente. I volontari stranieri aiutano a ridurre la carenza di personale, ma non possono risolvere da soli la più ampia crisi di organico.

Le riforme per il reclutamento

Le regole per il loro reclutamento sono cambiate molto dal 2022, quando furono aboliti i visti per i volontari stranieri. Una volta arrivati in Ucraina, però, molti si sono trovati davanti a incertezze burocratiche sul soggiorno, sui documenti e sul loro status giuridico a lungo termine. Alla fine del 2025 il governo ha annunciato diverse riforme per affrontare il problema. Alcune, come l’aumento degli stipendi, riguardano tutti i militari; altre sono rivolte specificamente agli stranieri.

Tra le novità c’è la formalizzazione dello status di combattente, che permette ai cittadini stranieri di ottenere lo status di veterano alle stesse condizioni degli ucraini. Insieme al permesso di soggiorno introdotto quest’anno, questo status apre la strada alla cittadinanza ucraina. Da gennaio l’Ucraina consente inoltre la cittadinanza multipla ai cittadini dei Paesi inseriti in un elenco approvato dal governo. Per alcuni stranieri, quindi, il servizio militare può diventare una via per emigrare senza rinunciare alla cittadinanza d’origine.

Il 12 giugno l’allora ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ha annunciato riforme con l’obiettivo di far coprire agli stranieri dal 30 al 50 per cento dei posti nelle unità d’assalto e di fanteria.

Milevskij spiega che la procedura di reclutamento è stata semplificata intenzionalmente. Il cambiamento principale riguarda le spese di viaggio, che ora sono a carico dell’Ucraina. «Non diamo loro denaro contante. L’Ucraina paga soltanto i biglietti o noleggia un aereo», dice. Quando si raggiunge un numero sufficiente di reclute per riempire un velivolo, aggiunge, vengono organizzati voli charter da città come Bogotá, in Colombia.

Dubbi sulla preparazione dei nuovi arrivati

Chaparro, però, non ritiene che le riforme del ministero della Difesa risolvano il problema di trovare soldati qualificati. La sfida, sostiene, è attirare militari professionisti e trattenerli. A suo giudizio, i sudamericani che arrivano oggi in Ucraina «sono perlopiù impostori».

«Dicono di saper pilotare un drone e lanciare granate con tre mani, ma poi non dimostrano nulla», afferma. Molti, aggiunge, «arrivano in cerca di un futuro, di denaro o di opportunità», senza avere esperienza militare. I volontari con cui aveva combattuto nel 2022, racconta, erano professionisti esperti: la differenza rispetto ai nuovi arrivati è «come quella tra la Luna e la Terra».

Milevskij ha una valutazione diversa. Dice che le reclute devono presentare documenti «che dimostrino di aver prestato servizio nelle forze di polizia o di aver avuto legami con l’esercito». Alla domanda se chi non ha esperienza venga mandato al fronte nel giro di pochi giorni, risponde che si tratta soltanto di «voci».

L’alto numero di colombiani tra i volontari stranieri, spiega, dipende «dal modo di vivere in Colombia e dal fatto che lo stipendio nell’esercito ucraino è il doppio, il triplo e persino il quadruplo di quanto possano immaginare in Colombia».

Perché i volontari partono

Billy sostiene che il denaro non sia stato il motivo della sua partenza. «Il denaro non è mai stato un fattore decisivo per me. Da militare professionista, ho sempre saputo che un giorno sarei venuto», dice, aggiungendo di considerare la scelta un dovere militare.

Anche Aries era un militare professionista in Colombia. Seguiva la guerra e aveva visto su TikTok video secondo cui le forze armate ucraine avevano bisogno di altri soldati. Stanco di fare lavori saltuari in Spagna, è partito per l’Ucraina e si è arruolato. «Mi piace la vita militare», dice.

Valera, una delle poche donne del battaglione, racconta di essere arrivata in Ucraina per «combattere per ciò che è giusto ed essere parte del cambiamento». Anche per lei il denaro è una motivazione secondaria.

Le nuove reclute del battaglione Bolívar

Dopo l’addestramento, Chaparro siede a un tavolo, ride, beve un espresso e divide crocchette di pollo con i suoi soldati. In una stazione di servizio nella regione di Mykolaiv offre loro cibo e bevande per festeggiare l’arrivo delle tre nuove reclute. «Per la società ucraina sono tutti eroi e lo saranno per il resto della loro vita», conclude Milevskij, riferendosi ai volontari stranieri.