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Petrolio in rialzo: nuovi attacchi minacciano le forniture

Le tensioni si concentrano vicino allo Stretto di Hormuz, dove sono state attaccate 2 navi. Ansar Allah ha inoltre colpito obiettivi in Arabia Saudita, inclusi impianti di Saudi Aramco.

Petrolio in rialzo: nuovi attacchi minacciano le forniture

Il petrolio è tornato a salire sui mercati internazionali, spinto dal timore che nuovi attacchi alle navi in transito vicino allo Stretto di Hormuz possano interrompere la graduale ripresa delle forniture dai Paesi del Golfo Persico. Nel pomeriggio, a Londra, il contratto futures di riferimento ha raggiunto i 107 dollari al barile, in aumento di 2,28 dollari rispetto alla chiusura di fine settimana. Negli Stati Uniti il prezzo è cresciuto di 2,01 dollari, arrivando a 93,86 dollari.

Attacchi alle navi vicino allo Stretto di Hormuz

A riaccendere le preoccupazioni degli operatori sono stati due episodi segnalati all’inizio della settimana. Una petroliera è stata attaccata con un drone vicino al porto omanita di Sohar, mentre un’altra è rimasta danneggiata durante l’attraversamento dello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito UKMTO, l’agenzia britannica che monitora la sicurezza marittima.

La settimana precedente aveva già incrinato le aspettative di una graduale normalizzazione dei flussi attraverso lo stretto, ha osservato Bjarne Schieldrop, analista della banca scandinava SEB. Schieldrop ha richiamato l’attenzione anche sui nuovi attacchi di Ansar Allah, movimento yemenita noto anche come Houthi, contro l’Arabia Saudita.

Le tensioni tra Ansar Allah e Arabia Saudita

Dopo i raid dell’aviazione saudita, Ansar Allah ha annunciato il blocco dello spazio aereo dell’Arabia Saudita e, nel fine settimana precedente, ha lanciato missili contro l’aeroporto di Riad. L’attacco ha causato 13 morti e oltre 300 feriti. Secondo l’agenzia di stampa SABA, il ministero della Salute di Sana’a ha riferito che tra il 3 settembre, data d’inizio degli attacchi sauditi, e la sera del 10 ottobre in Yemen sono morte 91 persone e 168 sono rimaste ferite.

Domenica, secondo il portavoce Yahya Saree, le forze armate yemenite hanno preso di mira anche gli impianti di Saudi Aramco, il colosso petrolifero saudita. In questo scenario, ha avvertito Schieldrop, le autorità saudite potrebbero trovarsi costrette a scegliere quali obiettivi proteggere: le infrastrutture petrolifere, le installazioni militari, i palazzi reali, gli aeroporti civili o altri siti.

Produzione nel Golfo del Messico e riserve strategiche

Intanto, le compagnie energetiche Shell, Chevron e BP si preparano a far rientrare i lavoratori e a riavviare la produzione sulle piattaforme del Golfo del Messico dopo il passaggio dell’uragano Isaias. Sabato il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha annunciato di aver autorizzato il prelievo di fino a quattro milioni di barili dalle riserve strategiche, per compensare le interruzioni delle forniture provocate dall’uragano.

Calcoli separati dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) indicano infine che venerdì il prezzo del barile del paniere dei Paesi membri è sceso di 2,05 dollari, a 111,98 dollari.

  • PublishedOttobre 12, 2026