Un omicidio che si sospetta sia stato commesso da un militare statunitense riporta al centro del dibattito in Giappone le violenze contro le donne e il peso della presenza militare americana a Okinawa. Anna Yagi, una donna giapponese sulla quarantina, è stata trovata morta all’inizio del mese in una camera d’albergo sull’isola: era stata strangolata.
L’arresto del militare statunitense
Secondo The Times, le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’hotel hanno permesso alla polizia di identificare Devin Ballard, un soldato statunitense ventenne. Il militare è stato arrestato poco dopo nei pressi della base di Futenma, dove presta servizio, ma respinge ogni accusa. Non è chiaro quale rapporto ci fosse tra Yagi e Ballard.

La vicenda ha suscitato forti reazioni in Giappone, dove i rapporti tra le donne locali e i militari americani fanno parte da tempo della vita quotidiana a Okinawa. La prima ministra Sanae Takaichi ha condannato duramente l’omicidio. Genta Koja, governatore dell’isola, ha definito il delitto particolarmente malvagio e imperdonabile. Ha aggiunto che, alla luce di episodi simili già avvenuti, la disciplina nell’esercito statunitense, la formazione sui diritti umani e le altre misure adottate si sono dimostrate del tutto inefficaci.

La presenza militare a Okinawa
La presenza militare americana a Okinawa risale alla fine della Seconda guerra mondiale. Circa 30.000 militari sono di stanza nella base di Futenma e sull’isola si trova circa il 70% di tutti i terreni utilizzati dall’esercito statunitense in Giappone. Okinawa ospita circa 1,5 milioni di persone, pari a circa l’1% della popolazione giapponese, ed è densamente popolata.
I militari dovrebbero contribuire alla difesa del territorio da eventuali attacchi, ma la loro presenza alimenta da tempo risentimento e preoccupazione tra i residenti. Tra i problemi segnalati ci sono il rumore degli aerei, gli incidenti aerei nelle aree urbane e la criminalità, in particolare i reati sessuali contro le donne.
Le violenze contro le donne
Gli attivisti hanno raccolto dati su 950 reati contro le donne commessi dal 1945. Si stima inoltre che venga denunciato soltanto un caso di violenza sessuale su dieci. Tra gli episodi più gravi figurano lo stupro e l’omicidio di una bambina di sei anni nel 1955. Nel 1995, una dodicenne fu rapita e stuprata da tre militari statunitensi: il caso provocò una forte reazione pubblica e portò 85.000 residenti a partecipare a una manifestazione.
Da allora si è discusso anche del trasferimento della base di Futenma, situata nel centro di Okinawa, verso la baia di Heneko, un’area meno popolata. Il 5 ottobre scorso, manifestanti si sono radunati davanti all’ufficio della prima ministra a Tokyo per protestare contro l’omicidio di Yagi.
Le divisioni sulle basi militari
La presenza delle basi divide anche per le sue conseguenze economiche. Molti residenti lavorano in attività frequentate dai militari, tra cui bar, ristoranti e negozi di tatuaggi. Gli oppositori delle basi sostengono che la loro chiusura favorirebbe lo sviluppo del turismo; chi beneficia degli affari con i soldati, invece, si oppone a questa prospettiva.
Yuko Ouakawa, attivista per la parità di genere, ha detto al Times che la situazione crea divisioni tra gli abitanti di Okinawa, ma che «la nostra rabbia dovrebbe essere rivolta innanzitutto contro l’esercito statunitense, non gli uni contro gli altri».

