Una nave colpita dagli Usa nel Golfo dell’Oman resta senza propulsione
La Ocean Molica, cargo battente bandiera panamense, è stata colpita da un aereo statunitense dopo essere partita dall’Iran. L’episodio si è verificato nel Golfo dell’Oman, nel contesto della contesa tra Washington e Teheran sul traffico marittimo.
Una nave cargo è rimasta senza propulsione nel Golfo dell’Oman dopo essere stata colpita da un aereo statunitense. L’episodio mostra come, nello Stretto di Hormuz e nelle acque circostanti, Iran e Stati Uniti stiano cercando entrambi di imporre il proprio controllo sul traffico marittimo.
L’attacco alla Ocean Molica
Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti, la Ocean Molica, battente bandiera panamense, era partita dall’Iran e non aveva rispettato il blocco statunitense sulle navi in uscita dal Paese. Un aereo da combattimento l’ha colpita alla poppa con un’arma di precisione, rendendola incapace di navigare con i propri mezzi. Il Comando, responsabile delle forze armate statunitensi in Medio Oriente, Asia centrale e parte dell’Asia meridionale, ha riferito che l’equipaggio è rimasto illeso.
La ricostruzione americana è però pressoché impossibile da verificare. Reuters ha tentato senza successo di contattare il proprietario della nave e non è chiaro quale sia la situazione dell’equipaggio. È noto che la Ocean Molica aveva spento il transponder AIS, il sistema che permette di seguirne gli spostamenti e che, in linea di principio, dovrebbe restare sempre attivo. L’ultima posizione registrata risale al 5 ottobre, al largo delle coste dell’Oman. Nelle zone considerate pericolose, le navi disattivano spesso il transponder.
Il blocco statunitense sulle navi iraniane
Gli Stati Uniti cercano di fermare le imbarcazioni in partenza dall’Iran dal 14 luglio. Da allora, secondo il Comando centrale, quattro cargo sono stati messi fuori uso e altre 135 navi, dopo aver ricevuto avvertimenti, sono state costrette a invertire la rotta e rientrare nelle acque iraniane. Washington afferma inoltre di aver distrutto, nello stesso periodo, dieci petroliere legate ai Guardiani della rivoluzione iraniani.
Le regole per attraversare lo Stretto di Hormuz
Le due parti impongono regole diverse alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. L’Iran sostiene che il passaggio sia consentito soltanto lungo una rotta da esso stabilita e previa autorizzazione. Il Paese, governato secondo i principi dell’islam rigorista, concede il permesso dopo il pagamento di una quota calcolata sul valore complessivo del carico. Gli armatori che non rispettano queste condizioni rischiano un attacco. Gli Stati Uniti, invece, fermano tutte le navi in partenza dalle acque iraniane: chi viola il blocco può essere colpito, come è accaduto nel fine settimana alla Ocean Molica.
Dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, almeno 93 navi sono state coinvolte in episodi di violenza e 24 persone sono morte, secondo l’Organizzazione marittima internazionale (IMO).
Le navi che aggirano i blocchi
Le pretese di controllo di entrambi i Paesi, come hanno già osservato diversi media, possono essere aggirate. Disattivando i sistemi di comunicazione, compreso l’AIS, alcune navi riescono ancora a eludere i blocchi. Per chi accetta il rischio, la traversata può essere molto remunerativa: questa settimana il Financial Times ha riferito che capitani ed equipaggi ricevono premi di migliaia di euro al giorno per avventurarsi nello Stretto di Hormuz.
Il peso dello stretto sull’economia mondiale
Il passaggio è cruciale per l’economia mondiale. Prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto transitava attraverso lo stretto. I blocchi imposti da Teheran e Washington hanno contribuito a spingere i prezzi dell’energia in tutto il mondo a livelli record.
