Scienze

Gatti arancioni, svelata la mutazione dietro il loro mantello

Due gruppi di ricerca indipendenti, guidati da Greg Barsh a Stanford e Hidehiro Toh all’Università di Kyushu, hanno individuato una delezione nel DNA legata al gene Arhgap36.

Gatti arancioni, svelata la mutazione dietro il loro mantello

La mutazione dietro il pelo arancione

Il colore arancione dei gatti, così comune da sembrare familiare, è rimasto per oltre 60 anni un enigma genetico. Ora due gruppi di ricerca indipendenti hanno individuato la mutazione che probabilmente lo provoca: la perdita di un segmento di DNA in una regione del genoma che non codifica proteine.

La scoperta, riferita da Science alert, è stata presentata per la prima volta nel 2024 in due studi pubblicati come preprint, cioè prima della revisione scientifica. «Era un mistero genetico, un enigma», ha detto allora a Sara Reardon della rivista Science Greg Barsh, genetista dell’Università di Stanford.

Barsh e i suoi colleghi hanno osservato che le cellule della pelle da cui cresce il pelo arancione producono una quantità di RNA del gene Arhgap36 13 volte superiore rispetto alle cellule cutanee dei gatti senza pelo arancione. Gli scienziati si aspettavano di trovare una mutazione nella parte del gene che contiene le istruzioni per produrre una proteina. Hanno invece individuato una delezione, cioè la mancanza di una sequenza di DNA, nella regione che precede quella parte e che probabilmente ne influenza l’attività.

La delezione, lunga cinque kilobasi, era presente in tutti i gatti arancioni analizzati in un database di 188 esemplari: 145 arancioni, sei tricolori o tartarugati e 37 non arancioni. I ricercatori hanno inoltre confermato una previsione di lunga data: il gene coinvolto si trova sul cromosoma X. Questo aiuta a spiegare perché il colore si distribuisca in modo diverso nei maschi e nelle femmine.

Perché il mantello varia tra maschi e femmine

La maggior parte dei gatti arancioni è maschio. Le femmine con pelo arancione presentano spesso anche altri colori: possono essere tricolori, con aree nere, arancioni e bianche, oppure tartarugate, con macchie arancioni sul mantello nero. «Nel loro insieme, queste osservazioni forniscono solide prove genetiche e genomiche del fatto che la delezione di cinque kilobasi causa il colore arancione legato al sesso», hanno scritto Barsh e il suo gruppo.

La spiegazione riguarda il modo in cui i mammiferi gestiscono i cromosomi X. I maschi ne hanno uno solo, mentre le femmine ne hanno due, ereditati uno da ciascun genitore. Per evitare che i geni del cromosoma X siano attivi in quantità eccessiva, in ogni cellula viene disattivato casualmente uno dei due cromosomi.

Nelle femmine, quindi, la mutazione può essere attiva in alcune zone della pelle in via di sviluppo e inattiva in altre. Questa alternanza contribuisce a creare le diverse macchie di colore. In rari casi, quando entrambi i cromosomi X portano la mutazione, la femmina può avere un mantello interamente arancione, intenso quanto quello di un maschio, riferisce Science alert.

La varietà dei mantelli è nota da quando gli esseri umani hanno iniziato a vivere insieme ai gatti, quasi 10.000 anni fa. Da un gatto nero e uno arancione possono nascere maschi perlopiù neri o arancioni, mentre le femmine possono avere il mantello tricolore o tartarugato.

Il ruolo del gene Arhgap36

Un secondo studio, guidato dal genetista Hidehiro Toh dell’Università di Kyushu, in Giappone, ha identificato anch’esso Arhgap36 come il gene responsabile del pelo arancione. Secondo i ricercatori, l’aumento della sua attività riduce quella dei geni coinvolti nella produzione dei pigmenti e favorisce il passaggio dall’eumelanina, che va dal marrone scuro al nero, alla feomelanina, dalle tonalità rossicce e gialle.

Il gene Arhgap36 può causare problemi di sviluppo in altri animali quando è troppo o troppo poco attivo. Nei gatti arancioni, però, la sua maggiore attività sembra limitata ai melanociti, le cellule che producono i pigmenti, sia durante lo sviluppo sia in età adulta. La mutazione non sembra avere conseguenze negative evidenti sulla salute o sul benessere mentale dei gatti.

Neppure la reputazione scherzosa dei gatti arancioni, spesso descritti come poco intelligenti, trova riscontro nelle prove scientifiche: non è stato dimostrato alcun legame tra il colore del mantello e le capacità cognitive.

Le macchie bianche e i gatti tricolori

I gatti tricolori si distinguono da quelli tartarugati per la presenza di un’ulteriore mutazione, che provoca le macchie bianche. «Influisce sulla capacità dei melanociti in via di sviluppo di sopravvivere durante la migrazione dalla cresta neurale, consentendo ai cloni di melanociti sopravvissuti di diffondersi su una porzione più ampia del corpo», spiegano Barsh e i suoi colleghi.

Gatti e felicità

E i gatti arancioni, qualunque sia l’origine del loro mantello color fuoco, sono in buona compagnia: uno studio recente condotto in 93 Paesi ha rilevato che quelli con più gatti tendevano ad avere anche livelli complessivi di felicità più elevati. I ricercatori hanno però precisato che una correlazione non dimostra un rapporto di causa-effetto.

I due studi sulla genetica del pelo arancione sono stati pubblicati sulla rivista Current Biology.

  • PublishedOttobre 11, 2026