ANGELI E SERPENTI NELL’EDEN. I NAGA/Nagas, Sarpa, Naacal, Sheti, Vishap e djinn.

ANGELI E SERPENTI NELL’EDEN. I NAGA/Nagas, Sarpa, Naacal, Sheti, Vishap e djinn.

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I NAGA/Nagas, Sarpa, Naacal, Sheti, Vishap, djinn, Chanes, Ahtzai e “la razza dei serpenti”

I nāga sono esseri semidivini che possono assumere una forma sia totalmente umana che totalmente serpentina; potenzialmente pericolosi, secondo alcune fonti, rappresentano perlopiù una presenza benefica per l’uomo. Vivono in un regno sotterraneo detto Naga-Loka (o Pātāla). Nell’elenco degli exstraterrestri, come previsto da Kent Dunn tramite il KGB si parla dei Nagas noti anche anche come ‘Reptoids’, ‘Reptiloids’, ‘Reptons’, ‘Homo-saurus’, ‘Lizard-men’, o ‘Large Nosed Greys’. Essi svolgono un ruolo significativo nelle leggende dell’India e del Tibet, dove sono considerati da alcuni come residenti demoniaci di un regno sotterraneo. Essi sono descritti come essere alti circa circa 7-8 ft. E sono esseri grotteschi di vari colori, ma più spesso di colore verdastro e a scaglie come la pelle dei cocodrilli.

Appare ovvio collegare i Naga ai rettiliani. Dalle mie ricerche risulta che la loro popolarità è particolarmente intensa nel Sud dell’India, dove si crede che donino fertilità ai loro fedeli. Alcune leggende indù li vedono come servi di Varuṇa, dio vedico delle tempeste, e si dividono in Manasa, Mucilinda, Shesha, e Vasuki. I nāga sono discendenti di Kaśyapa e Kadru e nemici giurati dei garuḍa, una razza divina di aquile. Secondo una leggenda cambogiana, i nāga sono una razza di rettili in possesso di un grande regno nella regione dell’Oceano Pacifico i nāga abitavano un grande continente nell’Oceano Pacifico (conosciuto come Mu) che poi s’inabissò, e i cui resti formerebbero l’Indonesia e l’Australia. Questi nāga avrebbero sviluppato una civiltà sotterranea e sottomarina estremamente avanzata e possiederebbero poteri sovrumani.

In India nel 1870. Il colonnello inglese James Churchward, appassionato di archeologia, scopre in un tempio molte tavolette scritte in una lingua estremamente antica. Il sommo sacerdote rivela a Churchward che si tratta di tavolette sacre perchè scritte dai Sette Fratelli, detti “Naacal”, venuti dal continente Mu a portare le scienze, la religione e le sacre scritture. Secondo queste tavolette, l’uomo fece la sua comparsa per la prima volta proprio sul continente Mu, ora sprofondato nell’oceano Pacifico in seguito ad una grande catastrofe. Impossibile non notare delle analogie tra i Naacal e il dio egizio Thot. E altrettanto numerosi sono i punti di contatto tra le civiltà del Sud America e l’antico Egitto: le piramidi, particolari tecniche di costruzione murarie, la tenica dell’imbalsamazione, la divisione dell’anno in 365 giorni. Si tratta di due civiltà distinte o di un solo grande popolo?

I nativi americani Hopi raccontano dell’esistenza di una razza di uomini rettile che vivrebbe sottoterra chiamata Sheti o “Fratelli Serpente”. Nella mitologia precolombiana, l’Eva primordiale di nome Bachue si trasforma in un grande serpente, chiamato anche “Il Serpente del Cielo”.

I testi indiani riferiscono anche di un’altra razza di uomini serpente chiamata Sarpa. I Syrictæ (In greco: Skiritai, in Latino: Sciritae), una tribù di uomini con narici simili a quelle dei serpenti al posto del naso con delle gambe a forma di serpentina.

Personalmente, credo ipotizzabile pensare che questi esseri siano i “Creatori” da relazionare alla “razza dei serpenti”, i Rettiliani, i primi iniziati al sapere e i loro diretti discendenti, Infatti nei resoconti antichi si parla di: i Naga, i Nacaal, i Druidi celti, “la Città dei Dodici Serpenti” per i cinesi con la dinastia dei re Draghi, i “Vishap” di Media per gli Armeni, che una leggenda ricorda come “divoratori di cervelli umani”, ricollegabili ai taumaturghi ebrei che usavano forare il cranio ai defunti, genti conosciute dagli iraniani come “màr”, cioè serpenti, e discendenti da “Azhi Dahàka”, in armeno, serpente, discendenti da Hayk, figlio di Togom, discendente da Yapheth figlio di Noè; quindi relazionabili ancora una volta ai figli di Noè che come con i camiti, i canaaniti, notoriamente sono ritenuti i discendenti della “razza dei serpenti”, come lo sono i djinn e i Vigilanti,” descritti da Enoch e dai redattori dei frammenti di Quram, e ancora come il serpente antropomorfo adorato nella metropoli di Tigranavand in Kurdistan ecc..

In Cabala Baal è rappresentato in un loto stilizzato con un serpente a due teste e nello stesso modo viene rappresentato a Mohenjo Daro. Gli Hopi in onore del rettili, praticano tutt’ora una suggestiva danza dei serpenti, in Sardegna e in altre parti del mondo, nei periodi di luglio Agosto, sempre in onore dei serpenti, si pratica ancora oggi il “Nagapanchami”. Nel Yucatan, come raccontano i sedici libri di Chilam Balaam, sembra che in tempi remoti siano giunti a bordo di zattere che scintillavano come le squame di un rettile, uomini biondi dalla carnagione chiara e occhi azzurri, gli stessi sacerdoti discendenti di questo popolo si facevano chiamare come i druidi celti, Chanes, “Serpenti”, o Ahtzai, “Popolo del Serpente a Sonagli”, suggestivo è il tempio di Kukulkan a Chichen Itza, dove la luce solare ai due equinozi crea sulla scalinata nord un serpente formato da sette triangoli splendenti, “il dorso del Crotalo”. In Grecia nel V sec. a. C. esisteva la setta degli Ofiti dal greco “Ojiv”, Serpente, essi affermavano che l’uomo era nato da un uovo primordiale generato dall’unione dell’oscurità con il vento nelle sembianze di un serpente “Ofione”, e la somiglianza con l’intestino li portò a leggere le viscere per scopi divinatori. Ai misteri orfici fa parte il culto della triplice Ecate, che dal greco significa “che opera da lontano” rappresentata con tre teste o tre corpi, suoi attributi erano i serpenti, era sposa di Tritone il “grandemente potente” figlio di Poseidone e di Anfitrite, mezzo uomo e mezzo pesce che viveva nella reggia sottomarina con il padre.

Le antiche cronache del Mahabharata elencano addirittura alcuni nomi dei re Serpenti: “O Sauti, non hai ancora rivelato i nomi dei primi Naga che abitavano Terra. Sono ansioso di conoscere i loro nomi. Sauti disse rispose: ora ti rivelerò i nomi dei loro Re: Il primo fu Sesha, a lui seguì Vasuki, poi Airavata, Takshaka, Karkotaka, Dhananjaya, Kalakeya, il serpente Mani, Purana, Pinjaraka, Elapatra, Vamana, Nila, Anila, Kalmasha, Savala, Aryaka, Ugra, Kalasapotaka, Suramukha, Dadhimukha, Vimalapindaka, Apta, Karotaka, samka, valisikha, Nisthanaka, Hemaguha, nahusha, Pingala, Vahyakarna, Hastipada, Mudgarapindaka, Kamvala, Aswatara, Kalyaka, Vritta, Samvartaka, Padma, Mahapadma, Sankhamukha, Kushmandaka, Kshemaka, Pindaraka, Karavira, Pushpadanshtraka, Vilwaka, Vilwapandara, Mushikada. sankhasiras, Purnabhadra, Haridraka, Aparajita, Jyotika, Srivaha, Kauravya, Dhritarashtra, Sankhapinda, Virajas, Suvahu, Salipinda, Prabhakara, Hastipinda, Pitharaka, Sumuksha, kaunapashana, Kuthara, Kunjara, Kumunda, Kumudaksha, Tittri, Halika, Kardama, Vahumulaka, Karkara, Akarkara, Kundodara e Mahodara. Ti ho rivelato i nomi dei più importanti tra i Re Serpenti. Per non essere noioso, non rivelerò i nomi di tutti gli altri. I figli di questi Naga, insieme con i loro nipoti, sono senza numero. Rifletti sopra questa cosa (…) sappi o migliore tra gli asceti, che in questo mondo, esistono migliaia di milioni di uomo-serpente”. Addirittura è descritta la loro dimora in alcuni versi: “Utanka camminava lungo una strada, quando accaldato decise di fermarsi per bagnarsi in un fiume. Quando vide uno strano essere che privo di vestiti gli si avvicinava. Questo, come fosse fatto di vapore, appariva e spariva in continuazione. All’improvviso quell’essere rubò degli oggetti preziosi che Utanka portava con sé. Uscito dall’acqua, inseguì il ladro. Lo raggiunse, lo afferrò, ma improvvisamente, questo lasciò il corpo umano ed assunse la sua vera forma, egli era un uomo-serpente. Senza perdere tempo quell’essere entro in una grotta e si diresse verso la propria dimora. Utanka, deciso ad afferrare il ladro, lo seguì e nel sottosuolo, scorse l’estesa regione dei Naga, vide centinaia di palazzi, torri, case con il tetto a cupola, portali, archi, strade e luoghi di ritrovo e divertimento”. Sembra assurdo ma lo stesso James Churchard, uno studioso di antichi continenti scomparsi, afferma che alcune tavolette da lui trovate in un monastero indiano rivelano che esseri serpentiformi, “i Naga”, vissero realmente in Tibet e in Asia, ed è per questo probabilmente che anche la storia cinese attribuisce alla Dea Nu Kua, meta drago, meta donna, forse la stessa madre dei Naga, Kadru, la creazione dei primi uomini. Lo stesso antichissimo testo cinese dell’I King, rivela che draghi e uomini un tempo vivevano in armonia fino ad accoppiarsi tra loro. Michael Mott in un suo libro riporta, a proposito, questo strano racconto: “Mimoto non vide mai più il suo amante-drago ma diede alla luce un bimbo ibrido che chiamò Akagire Taro, o Figlio Screpolato. Questo nome era dovuto al fatto che la sua pelle era spaccata, rugosa e squamosa come quella di un rettile. Da qui l’antica leggenda si fonde con la storia poiché un diretto discendente di Akagire Yataro, nome con il quale il figlio divenne noto in età adulta, era un membro del clan Genji chiamato Saburo Ogata, che si vantava di avere squame sul corpo, come ce le avevano avute i suoi antenati prima di lui”.

Il Teosofo David Childress, afferma che i russi di recente avrebbero rinvenuto proprio nel de serto del Gobbi degli strani oggetti semisferici che loro chiamano “vecchi strumenti per la navigazione spaziale”, questi sarebbero costruiti di vetro e porcellana, e conterebbero alcune gocce di mercurio. Curioso è collegare il fatto con un poema di tremila anni fa dove si afferma che: “Le macchine volanti, Vimanas, erano a forma sferica e navigavano nell’aria per mezzo del Mercurio che produceva un forte getto propulsore”. Se la notizia fosse vera, spiegherebbe, il senso e la funzione delle piramidi Maya delle mastaba egizie, delle ziggurat babilonesi e delle linee e figure Nazca.

Il rettile era rappresentato ovunque, nel secondo santuario e nella corona di Tutankhamen, vi esistevano addirittura dei, come la dea cobra egizia Edjo, Osiride stesso divenne serpente nel Duat, il disco solare alato in effige sui templi egizi era vigilato da cobra e altre strutture sacre erano effigiate da cobra, come quelle a Saqquara vicino la piramide a gradoni di Zoser, la stele del re serpente della tomba di Djet Abydos risalente al 3.100 a.C. propone per l’appumto un’identificazione dell’uomo con il serpente.

I Sethiani invece chiamavano “Serpente” il potere creatore, che plasmava con il sibillare armonico e ritmico del Logos, quindi della ragione. Gli Ofiogeni del antica popolazione dell’Ellesponto, facevano risalire la loro discendenza ad un rettile unitosi con la regina Alia, mentre gli Ateniesi attribuiscono la nascita della stessa polis al fondatore serpente Cecrope e al figlio Erittonio, lo stesso dio della medicina Asclepio riportò in vita il figlio di Minosse con un’erba medicamentosa rivelatagli da un rettile; per i romani era il serpente “Genius Loci” a rendere puro in vita l’uomo. Probabilmente è sulla consapevolezza della loro origine evolutiva che alcuni antichi popoli hanno fondato le loro credenze, esaltando infine a “Dei”, coloro che probabilmente intervenendo geneticamente favorirono questa loro “consapevolezza”, come alcuni strani reperti archeologici dimostrerebbero, vedi le rappresentazioni anacronistiche delle pietre di Ica, che oltre a confermare una coesistenza tra uomini e dinosauri, concezioni supportate anche dalle rappresentazioni delle divinità orientali spesso accompagnate da ambigui animali come Makara il “serpente-squalo” del dio Veruna, “l’Urano greco”, sembrano comunicarci addirittura interventi genetici. Ricordo che non è tanto chiara l’origine delle rappresentazioni degli dei vedici, quindi prima che queste rappresentazioni diventassero simbologie filosofiche “dell’Essere Universale” come per esempio “Viratarupa”, probabilmente erano rappresentazioni antichissime di un tempo in cui animali e dinosauri coesistevano, proprio come quelle effigiate nelle pietre di Ica.

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ANGELI E SERPENTI NELL’EDEN

Ricordo che nella Genesi è “l’Elohim ribelle”, il Serpente, l’avversario di Dio dell’eden a tentare Eva, volendo farle mangiare il frutto dell’albero della sapienza del bene e del male, che le avrebbe fatto aprire gli occhi. La parabola evangelica in (Gi.12, 24), afferma che il grano di frumento non può germogliare, se prima non putrefà, questo può alludere alla possibilità di raggiungere evolutivamente il potere dei creatori, del serpente, cioè degli Elohim, causa del peccato creativo Adamitico, oppure vuole far capire, che il peccato è necessario ed entra attraverso il cibo di cui uno si nutre, Ipocrate diceva: “Fai del cibo la tua medicina, e della medicina il tuo cibo”, del resto l’uomo è fatto per forza di ciò che si nutre, e quindi può diventare per le altre creature più o meno velenoso, come del resto lo erano le stesse Potenze, gli Elohim ribelli che si accoppiarono con le figlie degli uomini, quelle figlie di Eva, contaminando quel puro popolo di uomini voluto da Yahweh per la terra; come si apprende dalla Tanhuma Buber Genesi, la Genesi Rabba e il Bereshit Erubin. Una favola caldea conservata da Ferecide e citata da Origene nel suo libro “Contro Celso”, narra di una lite tra Dio e il Serpente, forse lo stesso rappresentato nelle processioni in onore di Baco, o nei petti degli imperatori cinesi. Una leggenda vuole che i Merovingi siano dicendenti da Meroveo, il “dubbio figlio” di Faramondo, re pescatore e nipote di Boaz discendente di Giosuè; e figlio di Argotta che fu violentata da un dio Serpente. I Merovingi erano iniziati alla magia e alle scienze, perciò venivano chiamati anche re taumaturghi, che s’identificavano in quella setta d’ebrei guaritori, come i Giudei d’Alessandria, che operavano con erbe, muffe, radici e minerali polverizzati, ed avevano, per l’appunto, come simbolo un bastone con attorcigliato un serpente, che probabilmente rappresentava il potere degli Elohim e la conoscenza attribuiti al rettile; una cosa curiosa avveniva quando uno di loro moriva, infatti, pare che si praticasse uno strano rito nel quale veniva forato il cranio del defunto. Secondo il Midrash, lo stesso Dio, o Elohim, Yahweh, assumeva forma di serpente per compiere le sue vendette, In Esodo (4, 24) è Yahweh ad assalire, in forma di rettile, Mosè, nella sua dimora deserta, di notte, ingoiandolo fino ai lombi. Del resto i Medianiti e i Canaaniti sono ricordati anche come i discendenti dei Serpenti, forse per questo motivo godevano la protezione di Yahweh, forse per questo Mosè si umiliò innanzi a Hobab figlio di Raguel, “uno degli angeli santi”, come lo chiama Enoch.

Il movimento Cataro, di matrice cristiana, in voga nel XIII secolo, sosteneva che Yahweh fosse il diavolo e la terra un pianeta punitivo, fu per questo che la chiesa reagì con le crociate, che portarono solo massacri come quello francese di Simone di Monfort ad Albi nel 1229. Nel testo apocrifo, tardo medievale, di Giovanni evangelista, si parla degli uomini creati dal diavolo e delle anime, gli angeli decaduti, che entrano nella materia a corrompere, riferendosi forse a quei angeli Cherubini caduti con Satana. La tradizionale storiella del “Peccato originale” della Genesi 3.1, dove si racconta che Sama’el trovò il serpente in sembianza di cammello e lo montò andandosene poi a tentare la donna, viene stravolta; qui Il diavolo sarebbe entrato nel serpente del Giardino dell’Eden per sedurre l’angelo del corpo di Eva, versando la lussuria su Adamo, Eva poi avrebbe generato “i figli del serpente”, in pratica i figli del diavolo, l’Elohim ribelle, “forse per questo gli dei hanno preteso dagli uomini sempre tanta malvagità”. In effetti nel folklore ebraico, Eva è anche la generatrice dei Nefilim, o awwim, i “Serpenti distruttori”, nel testo di Enoch, cap. 69, è l’angelo Gabriel, uno degli angeli caduti, che fa errare Eva. I kurdi yarezan riferiscono che Azazel, trasformato in un bellissimo angelo, con l’aiuto del “Serpente e del Pavone”, entrò nel Paradiso Terrestre per tentare Adamo ed Eva, facendogli mangiare il grano proibito; una variante della stessa, giuntaci dagli ebrei kurdi del Kurdistan, afferma che Azazel avrebbe tentato Adamo non Eva, e che già da prima egli abitava il Paradiso Terrestre. Un testo kurdo degli yaresan del tredicesimo secolo “Ajaveb ol-makhluqat”, narra che i djinn sono una specie di animali che hanno il potere di cambiare forma, proprio come accade nei pleniluni dei miti indiani delle americhe spesso legati al lupo, e agli spiriti; questi sarebbero stati creati duemila anni prima di Adamo, si afferma, che erano esseri affini agli angeli ed erano capeggiati da Ebilis; questi per aver rifiutato di inchinarsi dinanzi ad Adamo sarebbero stati scacciati dal cielo e condannati a vagabondare in terra come demoni, proprio come accade a Lilith, la prima moglie di Adamo che a lui non voleva sottomettersi. Sono esseri associabili ai vampiri “Edimmu” degli antichi assiro-babilonesi, giganti violenti che divorano le carni degli uomini svuotandone le vene, demoni piumati, umanoidi, che abitavano un regno sotterraneo, “la Casa delle Tenebre” del dio Irkalla, visitato anche da Ishtar. Forse era il regno della regina della magia nera e degli inferi mesopotamici “Erekigal”, “colei che registra e giudica coloro che giungono tra le ombre” nel Regno delle Tenebre, “dell’Arallù”. Quel mondo sotteraneo identificato da alcuni studiosi nella Capadocia nella Frigia terra d’origine dei cabiri, come afferma Plutarco e Stradone, in prossimità dei camini dei Peri, anzi degli “djinn”. Quei luoghi sotterranei ricovero di alcuni esseri sopravissuti all’ultima Era Glaciale avvenuta all’incirca, tra il 9.500 e il 9.000 anni a. C.; quegli stessi esseri che nell’antico Giappone dimoravano nelle buche, chiamati Emisi, Kuzu, Kappas, o meglio “uomini dei canneti”. Forse quegli stessi esseri dell’antica leggenda egizia, nella quale, la Dea leonessa egizia, Sekhmet, o Hattor era incaricata a distruggere l’umanità per suoi peccati, con il suo terribile “occhio”, per ordine dello stesso dio Rà, che pentendosi, la fermò, incaricando nello stesso tempo Geb, il dio della terra, a sorvegliare i serpenti che lo hanno indotto a colpire e che si trovano nel suo territorio, e che la “luce” di Geb dovrà trovare nelle loro buche e caverne sotterranee; forse gli stessi Naga, i serpenti velenosi che Krsna volle distruggere, bruciando la foresta di Kandhava, come descritto nel Mahabharata, quei serpenti tanto odiati, che amati dagli stessi dei vedici, vedi Arjuna sposa di Ulupi figlia di re Naga. .

Sempre sull’importanza dei rettili e dei serpenti, una leggenda orientale narra che una delle opere mistiche più antiche, “Paramartha”, fu data al grande Arhat (illuminato, degno) dai Naga Sarpa, la “razza dei serpenti”, nome dato allora, agli antichi iniziati, che si potrebbero identificare con i “Serafini Sarapa”, in sanscrito Sarpa sta per serpentiforme, per cui il resto del termine può derivare da Sera, “il nome del serpente citato nel poema sumero di Gilgamesh, da cui Noè, probabilmente, trasse la sua storia”, e saraph “ardere”, e quindi aggiungendo il significato etimologico del termine Serafini, vale a dire il mesopotamico “Seraphim”, che sta per “serpente alato del deserto”, ossia Sera+ Elohim cioè “Serpenti-Dei”, si deduce la descrizione seguente: “Serpenti alati ardenti”, gli Elohim, i nati dal fuoco, non dall’argilla come Adamo; quegli “Esseri caduti” come Nahash, il “Serpente biblico”, o i Naga orientali. Probabilmente gli stessi Kumaras di Venere, che nella “classificazione angelica” si possono individuare al grado più alto, assieme a quegli angeli fatti d’amore, luce e fuoco. Quegli angeli che sono stati descritti con sei ali e si potrebbero benissimo identificare con quegli angeli che per gli esoterici e i massoni sono portatori di quel seme che favorisce l’unione tra l’energia materiale e spirituale, cioè “le Nozze Alchemiche”, risvegliando il “serpente che dorme in noi”, il Vril, probabilmente la “Supercoscienza”, lo stesso “Spirito Santo” che scende a illuminare nel momento evolutivo di rottura, come quando l”’acqua naturalmente gela”, cambiando così forma, nel nostro caso lo stato cosciente. Ciò ci porta a ricordare il mito greco di Trittolemo, che per ordine di Cerere fu condotto da serpenti alati a portare i frumenti sulle terre incolte. Da Seraph deriva anche Seraphel che però, al contrario, è parte di quella schiera di demoni chiamati “Corvi della morte” diretti da Baal. Originalmente questa tipologia d’esseri è descritta da Sanconiatone di Berito nella sua “Storia Fenicia”, che li descrive come veicoli spaziali “lucescenti”, che emettono fiamme e brillano velocissimi nella notte. Gli angeli Serafini ricordano anche Quetzalcoatl, per l’appunto il “Serpente Piumato” degli Olmechi, poi passato ai Toltechi e Aztechi che personificava il leggendario dio barbuto dalla pelle chiara (come Jawe), della creazione e del sapere. Quetzalcoatl, giunto anch’esso sulla terra da Venere, “la stella dell’alba”, assieme a Tezcatlipoca, “la stella della sera”; fu colui che insegnò i rudimenti basilari della civiltà all’uomo, che aveva creato spruzzando il suo sangue sulle ossa prese nella “terra dei morti”. Qetzalcoatl, il “serpente piumato”, si sarebbe poi opposto al feroce Tezcatlipoca chiamato anche “scudo giacente, o specchio fumante” e lo costrinze ad andarsene promettendo però, che sarebbe tornato a instaurare una nuova era. Sembra proprio di parlare della solita biblica caduta angelica. Il significato di Qetzalcoatl, nome di questo dio, che è descritto esteticamente come una sorta di “Gesù”, significa “serpente ornato di belle piume”, o “serpente delle nubi”, egli sarebbe nato come tutti gli Avatar o Avatara, “il soffio vitale divino di coloro che discendono”, dal dio del cielo “Mixcoatl” e dalla madre Chipalaian detta anch’essa “scudo giacente”, dopo che aveva ingerito uno smeraldo. Qui ci si può ricollegare ad una grossolana descrizione dello stesso intervento genetico che ha fatto emergere l’uomo dalla bestialità scimmiesca, intervento apportato da alieni, citato anche nell’antropogenesi dell’antichissimo testo tibetano le “Stanze di Dzyan” e nel “Vecchio Testamento”, interpretando la caduta angelica, e la creazione di Adamo come una clonazione, per l’appunto dal greco “kloon”, ramoscello; quindi ricollegabile anche all’albero del giardino dell’Eden; e ai citati scritti di Enoch, dove si parla dell’unione dei figli di Dio con le figlie degli uomini.

Lo stesso Rama, come i Venusiani, sarebbe arrivato sulla terra da Venere con la “Razza dei Serpenti”, a bordo dei vimana, quei mitici “dischi volanti”, descritti nel “Ramayana”, nel Mahabharata collocato intorno al settimo millennio a. C., nel trattato scientifico “Samara Sutradhara” e in particolare nel documento “Vaimanika Sastra”, scritto in sanscrito, “la lingua degli dei”, (una lingua artificiale di origine dravidica, vedi il bahui del Beluchistan, documento che la tradizione orale fa risalire intorno al III-VI sec a. C.) dall’illuminato Bharadvajy e rinvenuto in un antico tempio indiano nel 1875. Rama, giunto sulla Terra, avrebbe fondato le sette grandi città a nord dell’India, nel Pakistan, ove ancora oggi affiorano rovine di antiche città sconosciute risalenti a circa 15.000 anni fa. Quindi anche la tradizione dell’India ci dimostra che il sapere e la creazione, un tempo erano molto legati ai rettili, specie al serpente, quindi una motivazione ci dovrà pur essere e a noi il compito di intuirla fra le mille possibili. Tralasciano al momento l’importanza dei rettili, ricordo che nel mondo antico, tra gli scritti indù, di fondamentale importanza, tra quelli citati, vi troviamo i Sacri Veda, “testi sacri Veda, cioè della Conoscenza, o della sapienza”, che contengono le antiche e famose “Uphanishad” e il poema epico indù “Mahabharata” contenente la famosa “Bhagavad Gita”, la disciplina dell’azione, o meglio il “Canto del Signore,” che insegna ancor oggi saggi comportamenti ai suoi seguaci, ad esempio che per ogni azione compiuta non bisogna esigerne il frutto, in essa c’è scritto: “ Come le acque entrano nell’oceano che se ne riempie eppure resta fermo e immobile, così l’uomo che si domina ottiene la pace sebbene in lui penetrino tutti gli oggetti dei desideri”. Alcuni studiosi fanno risalire alcuni di questi scritti addirittura a più di cinquemila anni fa, e per quanto se ne sa, fu la fratellanza Jainista, da Jaina, “vittorioso sul corpo”, una delle più antiche scuole dei misteri, che insegnò ad amare, a “vivere e lasciar vivere”, sempre nel rispetto dell’infinito ripetersi ciclico naturale. Fu lo Jainismo, la religione Brahamana e la Buddista di Siddhartha Gautama contemporaneo dello Jainista Mahavira, che insieme soddisfarono gli antichi indù nella loro via delle “illuminazioni”.

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