Coronavirus: a dicembre più diffuso a Bologna che a Milano e Torino. Le analisi dei reflui urbani

Coronavirus: a dicembre più diffuso a Bologna che a Milano e Torino. Le analisi dei reflui urbani

I dati sui campioni dei reflui consentono di risalire alla diffusione del virus nei diversi periodi dell’anno.

Secondo i dati di una ricerca appena pubblicata dall‘Istituto Superiore di Sanità, il coronavirus era diffuso nel nostro paese ben prima che in Cina venissero rilevati i primi casi. Il risultato della ricerca sui reflui urbani sta facendo discutere gli scienziati del nostro paese ed ha consentito di stabilire l’inizio della circolazione del virus già nel mese di dicembre. I campioni di acque reflue, prelevati all’ingresso degli impianti di depurazione di tutta Italia, risale anche al 2011 costituendo una notevole banca dati che ha consentito di rilevare la presenza di Sars-Cov-2 in periodi insospettabili. L’analisi retrospettiva ha portato alla scoperta di RNA di Sars-Cov-2 a Milano e Torino già nel dicembre del 2019 e successivamente a Bologna il 29 gennaio 2020.

Coronavirus: a dicembre più diffuso a Bologna che a Milano e Torino. Le analisi dei reflui urbani

Ed è proprio a Bologna che, spiega l’esperto dell‘ISS Marcello Iaconelli in un’intervista a Fanpage.it, è stato rilevato un carico virale più elevato rispetto alla media delle altre due città analizzate a gennaio, cioè Milano e Torino. “Ci riferiamo però a prelievi che hanno una cadenza differente rispetto a Milano – spiega l’esperto – dove abbiamo una frequenza maggiore. C’è poi un discorso relativo ai depuratori, che sono di dimensioni differenti. Se, ad esempio, un focolaio si verifica in un’area coperta da un impianto di piccole dimensioni, i positivi potrebbero essere sovrastimati rispetto alle zone con impianti più grandi, come quelli di Milano e Torino che hanno una potenzialità rispettivamente di due milioni e un milione e mezzo di abitanti.” Altri studi realizzati in Spagna e in Francia, ”la variazione del carico virale è in funzione dell’aumento o della diminuzione dei casi clinici’‘. Insomma ad un maggior numero di infezioni corrisponde una più elevata quantità di escrezioni e di particelle virali nei reflui. La ricerca rappresenta un’ulteriore dimostrazione di come la sorveglianza ambientale possa migliorare ad intercettare gli asintomatici precocemente. Il prossimo passo, annuncia l’esperto, è la realizzazione di una rete nazionale in grado di analizzare il trend epidemico ed individuare la presenza di patogeni prima delle notizie cliniche, permettendo alle autorità di mettere in campo misure di prevenzione già in anticipo.

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