Scoperto un metodo per la cura e la regressione dell’Alzheimer

Scoperto un metodo per la cura e la regressione dell’Alzheimer

Morbo di Alzheimer: scoperto un nuovo metodo per la cura e la regressione della malattia – Il protocollo ReCODE –

Recenti ricerche dimostrano che oggi è possibile non solo prevenire il morbo di Alzheimer, ma persino invertire il decorso di questa terribile malattia, avviandone un processo di regressione.

Questa notizia arriva proprio in un periodo in cui si erano perse le speranze nella lotta contro il morbo e quindi restituisce al mondo una soffiata di ottimismo.

Infatti, giovedì 21 marzo 2019 l’azienda farmaceutica Biogen, impegnata seriamente nella lotta contro l’Alzheimer in stadio precoce, ha sospeso due importanti sperimentazioni cliniche sull’uomo riguardanti il farmaco sperimentale aducanumab, che si pensava capace di annientare le placche amiloidi tipiche della malattia e di rallentarne quindi la progressione.

Dunque, le ultime sperimentazioni hanno mostrato ottimi risultati, avviando i pazienti in una fase di netta regressione, riacquistando gradualmente la memoria e anche il loro vecchio stile di vita.

Si tratta di un piano rivoluzionario per prevenire e addirittura invertire il decorso della malattia di Alzheimer, che viene dalle ricerche del dott. Dale Bredesen un neurologo statunitense. Il nuovo metodo, chiamato Protocollo ReCODE, richiama un programma descritto nel suo libro dal titolo “The End of Alzheimer’s” in grado appunto di prevenire e far regredire il declino cognitivo.

Secondo il dottor Bredesen, i pazienti che presentano un certo declino cognitivo dovrebbero essere accuratamente testati sui fattori principe che impattano sulla neurodegenerazione, in ordine a problemi riguardanti il metabolismo, la tossicità, lo squilibrio ormonale, le infiammazioni, la salute dell’intestino, le carenze nutrizionali, bassi livelli di vitamina D, glicemia alta, compromissione del metabolismo del glucosio cerebrale, aumento della permeabilità intestinale ecc.

A questi si aggiungono altri fattori coinvolgenti lo stesso stile di vita della persona, come la scarsa stimolazione alla vita cognitiva, il sonno scadente, lo stress, la mancanza di esercizio fisico, ecc.

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Le cause dell’Alzheimer

Le cause del morbo di Alzheimer non sono ancora ben comprese.

Una scoperta recente, in quest’ambito, ha stabilito che ci si ammala di Alzheimer se i neuroni che formano l’area tegmentale ventrale (una delle principali zone del cervello) in cui viene prodotta la dopamina, muoiono. Ma, come spesso accade, si scopre solo l’effetto di una malattia e non la sua causa.  

Prima di questa scoperta, era risaputo che la malattia è strettamente associata all’aumento delle placche amiloidi e degli ammassi neurofibrillari nel cervello, oltre a una forte diminuzione dei neurotrasmettitori. Tale diminuzione causa la riduzione della trasmissione degli impulsi nervosi tra neuroni, con conseguente atrofia progressiva degli stessi neuroni e del cervello nel suo complesso.

 Il Protocollo ReCODE del dott. Bredesen

Il dottor Dale Bredesen ha scoperto che l’Alzheimer non è una, bensì tre malattie diverse, che non possono essere affrontate con i metodi tradizionali, ma richiedono un approccio nuovo. Il suo protocollo terapeutico, in grado di riequilibrare gli “scompensi” che sono all’origine del declino cognitivo, non si basa sull’impiego di farmaci, ma interviene sullo stile di vita: dalla dieta alla qualità del sonno, dall’assunzione di micronutrienti e integratori al controllo dei livelli ormonali e di stress, fino all’esercizio fisico e mentale. Un programma a 360 gradi che ha già dato risultati molto incoraggianti: 9 su 10, dei pazienti menzionati nel libro, hanno mostrato miglioramenti significativi entro i primi mesi.

E’ un vasto programma che richiede una significativa modifica dello stile di vita, in quanto, oltre al notevole aumento dell’esercizio fisico, sono previsti:

  • Permanenza all’aria aperta;
  • Sonno regolare e maggiore stimolazione cognitiva;
  • Un preciso regime alimentare a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi;
  • Una dieta chetogenica.
  • Non a caso il Protocollo ReCODE è anche chiamato dieta Ketoflex 12/3.

Il punto di forza di questo programma di cura è l’inclusione di una dieta chetogenica, la quale è in grado di riattivare i neuroni inattivi a causa della progressiva atrofizzazione  cerebrale. I chetoni sono un tipo di grasso prodotto nel corpo conseguentemente alla chetosi e consentono a queste cellule cerebrali di riguadagnare e ripristinare la loro funzione.

La chetosi è il sintomo di un alterato metabolismo degli acidi grassi dovuta alla formazione dei corpi chetonici. Normalmente la chetosi si manifesta dopo un prolungato digiuno e una dieta priva di carboidrati alimentari. Per produrre energia, induce il corpo a bruciare grassi anziché i carboidrati.

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Cos’è la dieta Ketoflex 12/3

La dieta Ketoflex 12/3 prevede la consumazione dei pasti entro un arco massimo di 12 ore quotidiane e comunque almeno 3 ore prima di andare a dormire. Ad esempio, chi dorme alle 23.00 dovrebbe consumare la cena entro le ore 20.00 e il pasto successivo non dovrebbe avvenire prima delle ore 8.00 del giorno dopo.

La dieta Ketoflex 12/3 è prevalentemente a base vegetale, a basso contenuto di carboidrati, con moderate proteine e grassi sani.

La dieta è anche flessibile, nel senso che consente l’assunzione anche della carne e del pesce (per chi ne è abituato), da concepire comunque come contorno e non come nutriente principale. Insomma in quantità minime.

 Gli alimenti consigliati

Per quanto riguarda gli alimenti, sono consigliate le verdure non amidacee, in particolare quelle a foglie verdi come rucola, spinaci, cavoli e bieta, in quanto cariche di vitamine e minerali. Allo stesso tempo, hanno la peculiarità di avere pochissimi carboidrati.

I semi rappresentano un’ottima fonte di grassi sani, come quelli di lino, di chia, di sesamo e di girasole. Questi semi, oltre ad aiutare a bruciare le calorie, migliorano anche il sapore di diversi piatti.

La frutta secca sono un’altra fonte di grassi sani, come le noci, le mandorle e gli anacardi e possono costituire un ottimo spuntino durante la giornata.

In definitiva, il 20% circa della dieta dovrebbe essere proteica, prediligendo le fonti proteiche di alta qualità come il salmone, lo sgombro, le acciughe, le sardine e aringhe non di allevamento. La carne e il pollame devono essere da pascolo, mentre le uova da allevamenti all’aperto.

Prodotti da evitare sono quelli lattiero-caseari, poiché provocano le infiammazioni nell’organismo.

Manco a dirlo, gli oli migliori da usare sono quelli di oliva extravergine e l’olio di cocco. Un’altra fonte di grasso consigliata potrebbe essere il burro chiarificato.

Per quanto concerne la frutta, le fonti migliori sono le bacche selvatiche colorate, gli agrumi, l’avocado, contenenti grassi sani.

Per i liquidi da bere, oltre all’acqua naturale (o anche frizzante), è consentito il caffè e il tè, ma rigorosamente senza gli zuccheri aggiunti.

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 La preparazione  

Per la preparazione del cibo, si consiglia di preferire i cibi crudi o comunque con i tempi di cottura brevi a temperature più basse e preferibilmente senza l’uso dell’olio durante la cottura.

Da evitare, in modo assoluto, sono gli alimenti processati e trasformati, come i classici cibi industriali, le farine e gli zuccheri aggiunti, come pure la frutta ad alto indice glicemico.

 Conclusioni

Indubbiamente, risulta accattivante il fatto che da un medico di fama internazionale esca fuori uno studio rivoluzionario incentrato tutto sullo stile di vita e sul tipo di nutrizione della persona, anziché sul solito farmaco industriale.

Tutto interessante, quindi, ma purtroppo non possiamo esimerci dal considerare che l’efficacia del protocollo ReCODE è scientificamente assai difficile da documentare. D’altronde, i casi riportati nel libro del dott. Bredesen e quelli in bibliografia sono riferibili a numerosi (ma pur sempre singoli) pazienti, per cui mancano al momento controlli condotti su numeri più importanti e su vasta scala.

C’è anche da considerare che difficilmente un sistema sanitario pubblico potrebbe supportare un numero così elevato di esami complessi e costosi come quelli previsti dal protocollo Ketoflex 12/3.

E ancora, benché il programma si fondi soprattutto su cambiamento di stile di vita e dieta, bisogna contare il costo degli integratori prescritti, che sono per la maggior parte sintetici. Ma speriamo sempre nel buon senso degli Stati e della politica. Che riguarda tutti.

Fonti:

– “Scienze della Salute” (Rivista web di medicina e salute)

– “La Repubblica” quotidiano

– “Il Sole 24ore” quotidiano

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