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Monsignor Carlo Maria Viganò scomunicato: le ragioni e le conseguenze

Monsignor Carlo Maria Viganò scomunicato per scisma dopo rifiuto di riconoscere l'autorità papale. Continua a criticare Papa Francesco e annuncia possibili nuove iniziative ecclesiali.

La notizia è stata ufficializzata: monsignor Carlo Maria Viganò, ex diplomatico del Vaticano e ex responsabile della Nunziatura negli Stati Uniti, è stato scomunicato dal Dicastero della Dottrina della Fede. La decisione è stata presa a seguito delle dichiarazioni pubbliche di Viganò, in cui ha manifestato il rifiuto di riconoscere l’autorità del Sommo Pontefice, di sottomettersi alla comunione con i membri della Chiesa e di accettare la legittimità e l’autorità del Concilio Ecumenico Vaticano II, come riportato dall’ex Sant’Uffizio.

Viganò è stato scomunicato latae sententiae per il delitto di scisma. In occasione del processo penale extragiudiziale a cui era stato convocato dalla Dottrina della Fede, ha deciso di non presentarsi né di difendersi, affermando: “Non riconosco l’autorità né del tribunale che pretende di giudicarmi, né del suo Prefetto, né di chi lo ha nominato”.

Recentemente, Viganò ha rinnovato le sue critiche nei confronti di Papa Francesco, accusandolo di eresia e scisma e chiedendo la sua rimozione dal Soglio pontificio. Nonostante la scomunica, Viganò ha annunciato che continuerà a celebrare la messa e a raccogliere offerte per la sua fondazione, con particolare attenzione alla formazione tradizionale di sei giovani seminaristi, lasciando intendere la possibilità di fondare una sua chiesa.

Viganò ha condiviso il testo del decreto di scomunica ricevuto via email, sottolineando che ciò che gli viene imputato è in linea con la fede cattolica che egli professa integralmente.

La scomunica rappresenta la massima pena nel diritto canonico, che esclude un battezzato dalla Chiesa. Tuttavia, se la persona si pente sinceramente, la pena può essere revocata. È il caso dell’ex gesuita Marko Rupnik, accusato di abusi, il cui allontanamento è stato revocato dopo un atto di pentimento. Nel caso di Viganò, la decisione spetta alla Sede apostolica, ma sembra improbabile un dietrofront da parte dell’ex diplomatico. Se Viganò dovesse perseverare nella sua posizione, rischia di perdere il titolo di vescovo e sacerdote.

Staff
  • PublishedJuly 6, 2024