Cronaca

Tragedia per ritardo visita medica: neonata muore a causa di mancata tempestività

Una storia di battaglie legali e mancata diagnosi che ha portato a un decesso prematuro

Tragedia per ritardo visita medica: neonata muore a causa di mancata tempestività

Una tragedia si è consumata quando una bambina di soli 8 mesi è deceduta a causa di una mancata visita specialistica che il pediatra aveva prescritto con urgenza, ma che è stata fissata solo 6 mesi dopo. La piccola, affetta da una malformazione cardiaca, è stata vittima di un decesso prematuro che ha portato l’azienda sanitaria locale Umbria 2 a essere condannata a risarcire i genitori dopo oltre dieci anni di battaglie legali. Il tribunale civile di Perugia ha riconosciuto una correlazione diretta tra il ritardo nell’esame medico e la perdita di opportunità di guarigione o sopravvivenza della bambina.

La storia, riportata da PerugiaToday, risale al 2011, quando alla neonata viene diagnosticato un soffio al cuore sin dalla nascita. Nel marzo di quell’anno, il pediatra prescrive una visita cardiologica con ecocardiogramma, ma nonostante le sue richieste urgenti, l’appuntamento viene fissato per settembre, sei mesi dopo. Nonostante i tentativi di accelerare la procedura presso il Cup, alla famiglia viene comunicato che non è possibile anticipare la visita.

Il pediatra decide quindi di contattare direttamente un medico del reparto dove avrebbe dovuto svolgersi l’esame, ma nonostante l’accettazione del cardiologo a visitare la neonata, i genitori vengono rimandati a casa con l’indicazione di tornare nel giorno stabilito per la visita. Nonostante ulteriori richieste del pediatra, la data proposta per l’esame è addirittura nel gennaio dell’anno successivo. Tutti i tentativi si rivelano vani, finché, all’inizio di giugno (l’appuntamento era previsto per settembre), la piccola si sente male e muore lo stesso giorno.

La procura ha avviato un’inchiesta sull’operato dei medici e sulle circostanze del decesso, che ha evidenziato che il personale dell’ospedale di Perugia ha agito correttamente, ma che una visita specialistica tempestiva avrebbe potuto almeno garantire alla bambina anni di vita in più.

Parallelamente, i genitori della bambina hanno intrapreso un’azione civile assistiti dagli avvocati Pasquale Perticaro e Mariella Billi, che ha portato a un risarcimento da parte dell’azienda sanitaria umbra, mentre la richiesta nei confronti dell’azienda di Perugia è stata respinta. Secondo i giudici, è venuto meno il patto tra cittadini e sanità pubblica, che prevede che in caso di impossibilità da parte dell’azienda sanitaria territoriale di offrire prestazioni tempestive, i cittadini hanno il diritto di effettuare la prestazione in strutture extra-aziendali pubbliche o private autorizzate provvisoriamente convenzionate senza costi aggiuntivi, cosa che non è avvenuta.

I giudici hanno sottolineato che la mancata diagnosi ha privato la piccola paziente di opportunità di sopravvivenza.

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